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Donzelli nella commissione internazionale ICF

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Andrea Donzelli

AREA SPORT dicembre 2009

Donzelli nella commissione internazionale ICF

Un rodigino doc continua a farsi apprezzare nel mondo dello sport raggiungendo vette sempre più alte e gratificanti per lui e per il Polesine anche se, probabilmente, i suoi successi sono più conosciuti a livello nazionale e internazionale piuttosto che in “patria”. Parliamo di Andrea Donzelli e della canoa polo. Per scoprire quali sono gli incarichi di prestigio da lui ricoperti siamo andati dal diretto interessato per farceli raccontare.

Tu sei stato in un passato non troppo lontano tecnico della nazionale di canoa polo, poi hai deciso di lasciare, per fare cosa?

«Nel 2004 ho deciso di lasciare la panchina della nazionale per dedicarmi all’arbitraggio. Sono subito stato inserito tra gli arbitri internazionali e ho potuto così dirigere le finali dei mondiali e altre gare internazionali con grande soddisfazione personale. Nel 2007 sono stato nominato membro della commissione canoa polo della ICF (International Canoa Federation). Come per l’atletica leggera nella canoa ci sono diverse discipline e per ognuna di queste c’è una commissione che le presiede. Quella di canoa polo è presieduta da Greg Smale, un inglese, e ne fanno parte quattro membri, Duncan Cochrane, Eva Lindmark, Joachim Schwarzrock e il sottoscritto. Il mio ruolo è di seguire gli arbitri in Europa e lo sviluppo della canoa polo in tutto il mondo, per cui organizzo degli stage nelle nazioni emergenti. Sono stato in Sudafrica, Svezia, Brasile, dovrò andare in Costarica, in Giappone, insomma fare un po’ il giro del mondo».

Insomma hai la valigia sempre pronta! «Il mio ruolo l’ho però un po’ cambiato. Sto creando una squadra di allenatori in maniera tale che non si dipenda da una sola persona. Voglio creare un modello in modo che quando lascerò l’incarico chi mi succederà non dovrà iniziare da zero». Tu adesso stai lavorando in questo senso ancora? «Il mio mandato scade alla fine del 2010 che è una data storica perché l’anno prossimo si faranno anche i mondiali di canoa polo a Milano. Questo arriva un po’ a suggello del mio percorso iniziato tanti anni fa». La cosa che ti ha interessato di più in questo lungo periodo? «Dal punto di vista pratico sicuramente andare in una nazione prendere per mano una squadra nazionale, forte dell’esperienza avuta con quella italiana, è curioso e interessante. Tra l’altro, fatto curioso, ho allenato il Sudafrica che nei prossimi mondiali avrà la partita d’esordio proprio con l’Italia. Dal punto di vista umano si fanno delle esperienze notevoli perché vai in un paese e vivi fianco a fianco con le altre persone. Però anche l’organizzazione dei grandi eventi è molto bella. Uno è l’organizzazione dei mondiali, in cui questa commissione polo interviene e la sovraintende, ma quest’anno in luglio abbiamo organizzato i Word Games che si sono tenuti a Taiwan dove ero in  qualità di Chief Referee. Ai Word Games partecipano tutti quelli sport emergenti che vengono guardati in modo particolare, per esempio c’era il rugby a 7 che, fresco annuncio, parteciperà alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, quindi vuol dire che siamo nel purgatorio in osservazione per capire se la canoa polo meriti di andare ai giochi olimpici. I report dei media sono molto importanti perché oggi la spettacolarità di uno sport lo decide il pubblico televisivo e hanno assegnato alla canoa polo un altissimo livello. Intanto siamo stati riconfermati come sport ai prossimi Word Games. Lì si respira proprio la disciplina olimpica».

Come sei approdato alla canoa polo? «Ho iniziato giocando a rugby ma mi sono fatto male ad una gamba, allora un amico mi ha detto “ Dai vieni in canoa”, l’ho ascoltato e ho iniziato ad andare in canoa. Un giorno mi dicono che vanno a giocare a canoa polo, mi sono detto ”cos’è sta cosa?” Gli amici mi hanno spiegato che si giocava con la palla ma bisognava essere bravi in canoa. Sono andato a vedere e mi hanno messo in un angolino, Sandro Ceciliato, che è il pioniere della canoa in Polesine, mi ha invitato a provare a giocare. Naturalmente non ho toccato palla, ma poi le cose sono venute da sé per cui mi sono appassionato e ho incominciato a giocare sul serio. Nel1986 la federazione diede un piccolo contributo per organizzare una nazionale sperimentale di canoa polo che partecipò ad un torneo ad Amsterdam, l’allenatore convocò me e Emilio Tincani ed andammo a fare questa esperienza. A quei tempi molto pionieristici più di oggi per me fare canoa polo voleva dire fare l’allenatore, il segretario, il dirigente, quindi abbiamo fatto il disastro portando anche la piscina per la canoa polo in piazza a Rovigo. C’era un clima bellissimo, entusiasmante di sport e vita insieme con gli amici che poi sono quelli che hanno costruito l’Ostello Canalbianco, qualcuno si è perso di strada, qualcuno spero di rincrociarlo. Assieme abbiamo fatto nascere e crescere questa società sportiva di Arquà Polesine che oggi è nel importante panorama nazionale di canoa e di primissimo ordine come proposta sportiva nel nostro territorio. Tra il Gruppo Canoa e l’Ostello quest’anno abbiamo veicolato 2000 bambini, non solo come proposta sportiva, ma anche partecipazione alla natura quindi didattica e più ampia del singolo messaggio sportivo». 

In nazionale come ci sei arrivato?

« Nel 1993 la federazione mondiale decise di unificare i regolamenti, in Italia giocavamo con  delle porte galleggianti e il pallone lo giocavamo solo con la pagaia. E’ stata fatta una scelta drastica per noi italiani perché non aveva nulla a che vedere con il nostro regolamento. Io ero indeciso se continuare a fare canoa polo o dedicarmi solo al torrente che la mia grande passione. Ho deciso di continuare provando con le nuove regole, in quegli anni avevo sempre fatto parte di tutte le commissioni per cui bazzicavo gli ambienti della federazione in maniera sostenuta, devo dire che la canoa polo per la mia presenza costante e martellante in federazione, a tutti i livelli, è diventata una disciplina aderente e poi una disciplina a tutti gli effetti della federazione. Prendendo spunto dallo slancio di Sandro Ceciliato che è stato il numero uno per la canoa in Polesine e un grandissimo per la canoa italiana, ho continuato a spingere in federazione fino a quando per sfinimento mi hanno accettato. D’allora siamo cresciuti molto ed oggi siamo per numero il secondo movimento canoistico in Italia dopo la canoa olimpica, quindi numericamente la canoa polo conta quella migliaiata di atleti che nasce da quel periodo, da quell’impulso. Nella mia vita personale è quello lì il momento più forte che vivo. Oggi fare il dirigente mondiale è si un riconoscimento, ma forse perché è permeato di doveri, è meno intenso a livello d’emozione di quel periodo eroico in cui costruimmo da zero qualcosa».

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