aprile 2001: “Il Corriere di Rovigo”
Si sta avvicinando il 25 aprile, una data che non si deve dimenticare, come non devono essere dimenticati coloro che, per liberare il paese, sacrificarono vita o gioventù. Salvatrice Rizza Morale Sturaro, o Titi Sturaro, come tutti la conoscevano, è una di loro. Oltre ad avere avuto un passato di partigiana, per il quale le riconosciuta la croce di guerra, fu anche una figura di spicco che contribuì all’evolversi della vita culturale e scolastica della città di Rovigo, fino a quando il 10 di aprile 1978, minata da un male incurabile, si spense.

Nata in Sicilia il 10 aprile 1923, ultima di cinque fratelli, da una nobile di Noto e da un ricco commerciante di olio, che non potè mai conoscere, perché morto prima della sua nascita, si trasferì a Padova durante l’adolescenza, raggiungendo, con la madre, il fratello professore di fisica nella città patavina. Fu costretta ad iscriversi all’Istituto magistrale ma, amante della matematica, terminati gli studi, si iscrisse alla facoltà di matematica dopo aver superato l’esame liceale da privatista. Di idee socialiste, lei e il fratello non si iscrissero mai al partito fascista, e per questo motivo, pur avendo delle ottime doti di atleta non potè partecipare alle gare nazionali di atletica. Decise anche di darsi all’insegnamento per aiutare la famiglia, ma fu esclusa dal Concorso Magistrale di quinta categoria perché non risultava iscritta al partito fascista.
Durante la guerra si legò ai partigiani e successivamente le fu riconosciuta la croce di guerra con la seguente motivazione “per aver partecipato nel 1944 e nel 1945 alle azioni di guerra in territorio nazionale con la formazione partigiana Brigata Garibaldi”, che operava nella zona di Padova. A seguito di alcune azioni di sabotaggio, culminate in uno scontro a fuoco con milizie fasciste, fu anche arrestata, interrogata e torturata per sospetti sulla sua attività di partigiana. Terminata la guerra fu inviata come osservatore per un giornale di Padova presso il tribunale di Rovigo, dove conobbe Vito, il futuro marito. Si sposò e partì in tournée con lui, in quanto il marito faceva l’attore ed era nella compagnia di Gianni Santuccio e Vanda Capodaglio, con Tonino Micheluzzi.
Terminata la tournée fece ritorno a Rovigo e, lasciata l’università , quando le mancavano solo pochi esami per laurearsi, si mise a fare la maestra per aiutare la famiglia. Ma sentendosi incapace d’insegnare ai bambini, abituata a fare lezione ai liceali, si iscrisse nel 1952 presso il Centro Emiliano di Psicotecnica ed Igiene del Lavoro, per frequentare un corso per ottenere la specializzazione in “Conoscenze delle Differenziazioni Didattiche”. Iniziò anche a dare lezioni private di matematica, e, non paga di quanto stava facendo, nello stesso anno e in quello successivo frequentò il Corso Professionale d’Istruzione Tecnica, sezione consiglieri e orientatori di Professione presso l’Istituto Superiore di Psicologia Sociale di Torino. Successivamente iniziò ad insegnare in quelle che furono “le classi speciali per minorati psichici e sensoriali” e funse da psicologo in quelle scuole stesse, con il compito di effettuare gli esami mentali per la valutazione dell’intelligenza a tutti gli alunni  che presentavano problemi. Nel 1957/58 collaborò allo svolgimento del Corso per le Conoscenze delle differenziazioni didattiche, organizzato dall’Aspi dove diresse le esercitazioni di tirocinio presso le scuole di via Miani. Nel 1958 a causa di un incidente stradale rimase vedova.
Nel 1962 fu chiamata dal Provveditore agli studi di Rovigo, il dottor De Mari, a far parte della Commissione Provinciale per l’individuazione degli alunni da destinare alle classi differenziali e speciali della provincia; oltre a lei facevano parte della Commissione il dottor Alfonso Marra, Presidente dell’ordine medico provinciale, il Neurologo Emilio Padovani, direttore Sanitario dell’Istituto Medico Psico-Pedagogico Polesano, il dottor Davide Lanzoni, medico scolastico, gli ispettori didattici Lenzo Schiesaro di Rovigo e Alfiero Contato di Adria. Poco dopo decise di riprendere gli studi universitari, iscrivendosi alla facoltà di Magistero. Fu invitata spesso dal provveditore agli studi, De Mari, che era a conoscenza della sua preparazione in merito, a tenere conferenze sempre sul tema delle difficoltà incontrate dagli insegnanti verso i vari tipi di portatori di handicap mentali in relazione alle possibilità pratiche di un loro superamento. Nel 1965 ottenne il diploma per l’abilitazione all’insegnamento della religione nelle scuole elementari e successivamente anche quella dell’educazione fisica. Molte maestre desiderose di specializzarsi alla scuola ortofrenica chiesero il suo aiuto. Nel 1966 subì un infarto e da quel momento ebbe spesso problemi di salute piuttosto gravi, che pian piano la allontanarono dalla scuola, anche se, essendo una figura di spicco, molto spesso il provveditore agli studi ricorreva a lei. Quando furono inaugurate le aule della scuola elementare Montessori, fu dato a lei l’incarico di ricevere il Ministro della pubblica istruzione Gui, che amico della famiglia del fratello.

Ma Titi Sturaro lasciò la sua impronta anche in altri campi oltre che a quello scolastico, partecipò nel 1954 per la città di Rovigo al Palio delle Città a Rimini, presso il Grand Hotel, dove si cimentò in una gara culinaria e di eleganza, riuscendo con la sua torta “città di Rovigo in corpo otto” ad ottenere il secondo posto. Nel 1957 a Milano, in una filodrammatica, recitò in teatro una commedia di Georges Feydeou, dove ottenne un buon successo. Fece parte più di una volta della giuria del concorso “ La donna Ideale” .
E tra i tanti amici che si fece lungo il percorso della sua non lunga esistenza si possono annoverare persone famose quali Sandra Mondani e Raimondo Vianello, il presentatore Corrado, il grandissimo clarinettista Hengel Gualdi e tanti altri personaggi dello spettacolo che, seguendo il marito presentatore, ebbe modo di conoscere e frequentare fino al 1958, quando Vito morì. Fu una donna che lasciò sicuramente la sua impronta sia per la figura alta, slanciata, elegante con una fisionomia quasi esotica, sia per la sua intelligenza e cultura profonda, ma anche per il suo carattere indocile, non facile e battagliero.
