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Ilaria Tovo, la sua esperienza al servizio della Cattozzo

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Area Sport gennaio 2010Ilaria Tovo

Da quest’anno la bella giocatrice di volley Ilaria Tovo è tornata a giocare in Polesine sua terra d’origine essendo nata ad Adria trentasei anni fa e cresciuta a Polesella. Ed proprio con la squadra Cattozzo Spa Polesella, che milita nel campionato di serie B2 dopo che nella scorsa stagione ne ha conquistato l’accesso, che la giocatrice con fisico da modella, sta dando il suo ottimo contributo forte della grande esperienza fatta con squadre di serie B e A2.

Quest’anno sei tornata a giocare in terra natia, da quanto mancavi? «Diciamo che sono andata via che avevo 15-16 anni, sono andata a giocare a Ferrara, dapprima con una serie C, poi abbiamo fatto un paio di promozioni lì e ho continuato con la serie B per diversi anni. Quindi mi sono spostata a Modena, Forlì e in altre zone dell’Emilia Romagna, facendo anche esperienza con una squadra di A1, l’Edison Modena nel 2001/02. Questo è stato l’unico anno di A1, perché diciamo che il mio livello è più da B, l’A1 è stata più un’esperienza  che ho voluto provare, è stato bello però non è il mio livello».

Quest’anno giochi con il Polesella, come ti trovi con le nuove compagne di squadra? «Devo dire che il gruppo è molto unito e con le ragazze mi trovo veramente bene, c’è invece qualche problemino per quanto riguarda il cambiamento di categoria, perchĂ© su certe cose abbiamo riscontrato, io qualcun’altra, che non c’è la mentalitĂ  adeguata anche a livello societario da serie B. Ci sarebbe qual cosina da cambiare e credo che comunque siano disponibili a farlo, fin dall’inizio anno mi hanno detto che io dovevo portare la mia esperienza non soltanto in campo ma a 360°, fare un po’ la chioccia con le ragazze e dare una mano anche alla societĂ  perchĂ© loro sono un po’ inesperti per quanto riguarda la serie B, per cui  qualche piccolo cambiamento c’è stato e qualche altro si potrĂ  fare». Mi pare infatti che in alcune partite abbiate proprio pagato lo scotto del salto di categoria. «Ma sicuramente, l’anno scorso mi pare abbiano perso una sola partita e quindi non erano abituate a perdere, quindi il fatto di trovarsi a giocare contro squadre che sono bene o male alla portata a volte, trovandosi sotto nel punteggio, si fa fatica a reagire e a superare delle situazioni difficili, così come non si è abituati a perdere e il morale ne risente. L’anno scorso le ragazze erano talmente superiori alle altre squadre che non si sono mai trovate nelle situazioni in cui bisogna dover reagire per una sconfitta o un calo di concentrazione. Per cui quando s’incomincia a perdere qualche incontro è normale che arrivi qualche insicurezza. La partita vinta contro Codognè, dopo alcune sconfitte, è stata buona a livello di risultato ma soprattutto sul piano psicologico perchĂ© ha dato qualche sicurezza in più». Forse manca un po’ di continuitĂ .« Si, manca un po’ di continuitĂ  anche perchĂ© non siamo mentalmente allenate, per esempio, a fare dei 3-2, inizialmente predavamo senza lottare, per cui bisognava abituarsi a reagire alle partite un po’ piĂą lunghe e un po’ piĂą tirate, l’abbiamo fatto in parte con il Vispa e con la Micromeccanica, ma non ancora abbastanza per incassare un successo».

 Chiederti come mai hai scelto la pallavolo come sport da praticare implica una risposta scontata, immagino che non vi fosse un’ampia possibilità di scelta.

Ilaria Tovo«Lo sport era di casa nella mia famiglia, papà era ciclista e riteneva che per un bambino fosse importante fare sport per cui essendo io e mio fratello abbastanza altini e non essendoci altre alternative abbiamo iniziato con la pallavolo. Ci siamo appassionati a questo sport subito per cui l’abbiamo portato avanti. Io debbo ringraziare i miei genitori perché comunque avendo anche allenato due squadre di minivolley mi sono resa conto di quanto i genitori siano fondamentali nella crescita, anche a  livello sportivo, dei bambini che devono imparare tra l’altro che lo sport oltre che essere passione e divertimento è un po’ sacrificio. Bisogna essere costanti con gli allenamenti magari rinunciando ad uscire con gli amici». A quindici anni hai iniziato ad andare a giocare a Ferrara, andavi e tornavi? «Finché sono rimasta a Ferrara, per sette anni, facevo la pendolare, poi a 23 anni sono uscita definitivamente di casa perché sono andata a Forlì in B1 dove abbiamo ottenuto la promozione in A2, poi da lì ho iniziato a spostarmi in altre società e città».

Che cosa ha significato per te uscire di casa. «E’ stata un’esperienza importante perché mi ha aiutata a crescere e credo di dover ringraziare tanto la pallavolo e lo sport in generale, perché ti aiuta anche nella vita. Essere in un gruppo insegna a rispettare gli altri, ad essere puntuale agli allenamenti, a conoscere i propri limiti, tutte cose che ti ritrovi poi nella vita di tutti giorni, nel lavoro e in altre cose. Per me l’impegno nella pallavolo è molto importante, per non andare ad un allenamento devo proprio avere la febbre altissima, so che questo è il mio lavoro in questo momento, ma credo anche che questa mentalità me la porterò sempre dietro nella mia vita in qualsiasi altra cosa farò». Di tutti questi anni di pallavolo qual è quello che ti è rimasto di più nel cuore? «Sono stati tanti gli anni belli, sicuramente non è stato quello in cui ho giocato in A1 perché io ho sempre giocato titolare e in quell’anno lì ho sofferto a stare in panchina, anche se è stata una bella esperienza. Forse il periodo di Piacenza è quello che ricordo con maggior piacere, sono rimasta due anni, anche lì per un promozione dalla B2 alla B1. Eravamo un bel gruppo molto affiatato sia in palestra sia fuori ma anche i ricordi di Modena sono molto belli». I rapporti con le tue “vecchie” compagne di squadra come sono rimasti? Vi sentite ancora con qualcuna? «Dopo tanti anni che si gira, si cambia città e squadra, l’unica cosa positiva è che si conoscono sempre persone nuove, il rovescio della medaglia sta nel fatto che si fa fatica a mantenere le amicizie. Con alcune per fortuna siamo rimaste amiche e ci sentiamo, con altre invece con cui pensavo di aver instaurato un’amicizia, al contrario, non riuscendo a vedersi piano piano ci siamo allontanante e non ci sentiamo più». Se non avessi giocato a pallavolo cosa avresti fatto? «A me lo sport piace molto e quindi credo che comunque avrei fatto qualcosa inerente allo sport, l’unico rammarico è che mi sarebbe piaciuto fare l’Isef, ora scienze motorie, ma non c’era il tempo per frequentarlo, è vero che non è mai troppo tardi, comunque penso d’inserirmi in qualche palestra e continuare a lavorare nel mondo dello sport». Oltre alla pallavolo che stai facendo? «Per il momento sto solo giocando a pallavolo però mi sto guardando attorno perché ho trentasei anni ed è il momento d’iniziare a guardare altrove. Mi auguro di trovare un’occupazione che riesca a darmi le stesse emozioni che mi ha dato la pallavolo anche se non sarà la stessa cosa. Comunque spero di trovare qualcosa che mi piaccia veramente». C’è qualcosa che vorresti aggiungere? «Vorrei dire che sono stata molto contenta di tornare al luogo della mia infanzia, in quello dove sono cresciuta anche pallavolisticamente, praticamente un ritorno alle origini. Forse la squadra si aspettava qualcosa di più da me, ma a trentasei anni non posso più fare quello che facevo a venti, io comunque spero di dare il mio contributo sempre. E’ che a volte tra qualche acciacco e una cosa e l’altra non sempre riesco ad esprimermi al meglio». Io credo che la tua esperienza possa essere impagabile per la squadra. «Per me è molto bello terminare la mia carriera qui da dove è iniziato tutto. Mi auguro comunque che a fine stagione possa arrivare la salvezza e magari anche qualcosa in più perché sono convita che ce la meritiamo. Le potenzialità ci sono per cui spero che le cose si smuovano un po’, i segnali già ci sono, io da parte mia darò il massimo per cercare di fare il più possibile con questa squadra».

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