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	<description>Le interviste, gli articoli e le foto di Iole Sturaro</description>
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		<title>Gabriella Dorio a Rovigo per i GSS</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 15:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[ Da AreaSport giugno 2010
La grande mezzofondista al Biscuola per seguire la gara del figlio Davide
 
Gabriella Dorio il 18 maggio era sugli spalti del campo di atletica leggera Tullio Biscuola per seguire suo figlio Davide nella fase regionale dei Giochi Sportivi Studenteschi, che si è disputata a Rovigo sulla pista sistemata. Non è la prima volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Da AreaSport giugno 2010</p>
<p>La grande mezzofondista al Biscuola per seguire la gara del figlio Davide</p>
<p> </p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-178" title="Gabriella Dorio e Davide Spigarolo" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/06/Gabriella-Dorio-e-Davide-Spigarolo-300x225.jpg" alt="Gabriella Dorio e Davide Spigarolo" width="300" height="225" />Gabriella Dorio il 18 maggio era sugli spalti del campo di atletica leggera Tullio Biscuola per seguire suo figlio Davide nella fase regionale dei Giochi Sportivi Studenteschi, che si è disputata a Rovigo sulla pista sistemata. Non è la prima volta che l’ex campionessa di mezzo fondo viene nel capoluogo polesano proprio per seguire le gare di atletica legate alla scuola.</p>
<p>Abbiamo approfittato dell’occasione per rivolgere alla Dorio alcune domande.</p>
<p><strong>Non è la prima volta che vieni a Rovigo per le gare studentesche, ti ricordi quanto tempo è passato?</strong> «E’ passato un bel po’ di tempo, ma sinceramente non mi ricordo quanto». <strong>Finalmente la pista è stata messa a nuovo, come valuti, la valuti da fuori, e come ti sembrano i tempi realizzati dai ragazzi?</strong> «Mi sembra una buona pista. Sui tempi non posso dir niente per via del cronometraggio manuale, era però da mettersi le mani sui capelli, ho sentito tempi che non sono possibili, e quindi vuol dire che non bisogna cronometrare a mano, un campionato regionale poi». <strong>Sei venuta a Rovigo per seguire tuo figlio, che tra l’altro oggi ha vinto la gara di 100 ostacoli ma so che hai anche una figlia Anna Chiara che fa atletica o ha fatto atletica.</strong> «Si lei ha gareggiato l’altro ieri sugli 800 metri e ha fatto 2’08”». <span id="more-177"></span><strong>Mentre Davide ha scelto gli ostacoli?</strong> «No lui fa salto in alto e prove multiple». <strong>Come ti sembra la preparazione dei ragazzi di qualche tempo fa rispetto a oggi. Hai iniziato anche tu con i Giochi della Gioventù mi sembra?</strong> «Non possiamo fare paragoni perché una volta eravamo già allenati nel senso che eravamo sempre all’aria aperta a giocare correndo e saltando. Ora invece per diventare “normale” ci vogliono due- tre anni, prima di poter lavorare con un atleta bisogna lavorarci un bel po’, e poi i ragazzi fanno difficoltà a far fatica. Erano convinti di più anche come testa, era tutto un altro tipo di lavoro. Una volta era l’atleta che sceglieva da solo di fare atletica perché gli piaceva ora invece bisogna istigarli, spingerli». <strong>Come ricordi il periodo de te atleta?</strong> «Dipende, mi sono divertita tanto anche se i miei non volevano, ho lavorato molto, studiavo e lavoravo, ma era una sfida che mi ero posta e quindi era più divertente». <strong>Che cosa ti ha dato l’atletica?</strong> «Diciamo che mi ha consentito di fare la bella vita, mi ha fatto conoscere un sacco di persone, mi ha fatto conoscere me stessa perché io ero tesissima, ma ha fatto prendere coscienza di me stessa e farmi valere come persona, quindi sicuramente mi ha dato tanto». <strong>La passione per l’atletica pensi di averla trasmessa tu a loro?</strong> «Loro hanno sempre mangiato pane e atletica, pane e sport e quindi era inevitabile. Con mia figlia io non volevo che facesse atletica perché sembrava che insistessi io, invece ha fatto danza per un po’ di anni, sci e nuoto e poi è approdata all’atletica con la scuola, con la campestre, e poi si è iscritta alla società di atletica. Davide invece con la scusa che io allenavo un gruppo di ragazzi per il mezzo fondo, me lo portavo in campo che era piccolino e poi ha iniziato a 8 anni con il gioco atletica».</p>
<p> </p>
<p>Gabriella Dorio: da biografieonline</p>
<p>Gabriella Dorio nasce a Veggiano (Padova), il 27 giugno 1957. Cresciuta a Cavazzale (Vicenza), approda all&#8217;atletica leggera dopo aver vinto, senza alcuna esperienza agonistica, una corsa campestre alle scuole medie inferiori. Il primo risultato significativo della sua carriera sportiva arriva con i Giochi della Gioventù del 1971 dove vince sulla distanza dei 1000 metri piani. Dopo questa prestazione, sotto la guida degli allenatori Ugo Ranzetti e Felicino Santangelo, sigla con il suo nome diversi primati nelle categorie giovanili. Si mette in luce ai Giochi della Gioventù del 1971 dove vince i 1000 metri. Da allora fa segnare diversi primati nelle categorie giovanili e partecipa ai campionati europei juniores dove finisce ottava negli 800 metri nel 1973 e nello stesso anno si aggiudica il suo primo titolo italiano nei 1500 metri. Nel 1974 vince invece quello negli 800 e partecipa ai Campionati europei di Roma dove si classifica nona nei 1500. L&#8217;anno successivo passa alla Fiamma Atletica Vicenza, e arriva terza in questa specialità agli europei juniores. Stesso piazzamento nel 1976 ai Mondiali di Cross, successivamente partecipa ai Giochi di Montreal dove si classifica sesta nei 1500 metri. Coglie la medesima posizione agli Europei del 1978 mentre negli 800 è invece eliminata in semifinale. In quest&#8217;ultima specialità in quelli Indoor è invece fuori nelle batterie.</p>
<p><strong>Anni ottanta</strong></p>
<p>Nel 1980 alla vigilia dei Giochi di Mosca fa segnare il nuovo record italiano negli 800 m portandolo a 1 minuto 57 secondi 66 centesimi. Questo tempo è a tutt&#8217;oggi imbattuto. Successivamente nelle gare olimpiche si classifica ottava negli 800 e quarta nei 1500. Due anni più tardi arriva prima ai Campionati europei Indoor nei 1500 e terza in quelli all&#8217;aperto nella medesima specialità. Nel 1983 come nell&#8217;anno precedente si concentra solo sui 1500 m e agli europei al coperto arriva a sfiorare il podio finendo quarta, mentre nella prima edizione dei Campionati mondiali è &#8220;solo&#8221; settima. L&#8217;anno dopo partecipa ancora ai Campionati europei al coperto chiudendo ottava nei 1500 e ai Giochi olimpici di Los Angeles dove prende parte sia agli 800 che ai 1500. Nella prima specialità si classifica alla fine quarta mentre nella seconda, dove anche a causa del boicottaggio di molti paesi dell&#8217;est europeo le principali avversarie solo le romene <a title="Doina Melinte (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Doina_Melinte&amp;action=edit&amp;redlink=1">Doina Melinte</a> e <a title="Maricica Puica (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Maricica_Puica&amp;action=edit&amp;redlink=1">Maricica Puica</a> che hanno rispettivamente vinto gli 800 ed i 3000 m, riesce a classificarsi prima con il tempo di 4’03”25 davanti alle due atlete della Romania rispettivamente seconda e terza alla fine.</p>
<p><strong>Anni novanta </strong></p>
<p>Dopo questo grande risultato tornerà a partecipare ad una manifestazione internazionale nel 1991 partecipando ai Campionati del mondo 1991 sia negli 800 che nei 1500. La forma non è però più quella di un tempo e verrà eliminata in entrambe le specialità nelle batterie. Si ritira nel 1992, essendo in attesa del secondo figlio.</p>
<p>Nel corso della sua carriera la Dorio ha stabilito 12 primati italiani su distanze che variano dagli 800 ai 3000 m, si è aggiudicata 10 titoli italiani nei 1500 m, 7 negli 800 e 4 Indoor (2 negli 800 e 2 nei 1500) ed ha vestito per 65 volte la maglia azzurra.</p>
<p> </p>
<p>Titoli italiani: 1974, 1975, 1976, 1980, 1981, 1982, 1983 &#8211; 800 all’aperto &#8211; 1973, 1976, 1977, 1978, 1979, 1980, 1981, 1982, 1983, 1984 &#8211; 1500 all’aperto &#8211; 1978, 1979 &#8211; 800 indoor &#8211; 1981, 1983 &#8211; 1500 indoor &#8211; 1976, 1983 &#8211; corsa campestre</p>
<p>Giochi olimpici estivi</p>
<p>Los Angeles 1984: oro nei 1500 metri.</p>
<p>Europei</p>
<p>1982 &#8211; Atene: bronzo nei 1500 metri.</p>
<p>Europei indoor</p>
<p>1982 &#8211; Milano: oro nei 1500 metri.</p>
<p>Giochi del Mediterraneo</p>
<p>1979 &#8211; Spalato: oro nei 1500 metri.</p>
<p>Campionati Mondiali: 7/1983 1500, elim. batt./1991 800, elim. batt./1991 1500.</p>
<p>Campionati Europei juniores: 8/1973 800, 3/1975 1500.</p>
<p>Coppa del Mondo: 4/1981 800, 2/1981 1500. Coppa Europa: 7/1979 1500.</p>
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		<title>Titolo italiano di kata per Luca Brancaleon</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 15:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Da AreaSport giugno 2010
Luca Brancaleon, 27 anni, karateka da quando ne aveva sei, di Canale di Villadose, che gareggia per i colori del Gruppo Sportivo dell’Esercito da alcuni anni, ha iniziato quest’arte marziale del Dojo del maestro Francesco Favaron che lo ha portato nelle giovanili sul tetto d’Italia, d’Europa e del mondo.
Quest’anno hai vinto ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-171" title="Luca Brancaleon" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/06/Luca-300x225.jpg" alt="Luca Brancaleon" width="300" height="225" /></p>
<p> Da AreaSport giugno 2010</p>
<p>Luca Brancaleon, 27 anni, karateka da quando ne aveva sei, di Canale di Villadose, che gareggia per i colori del Gruppo Sportivo dell’Esercito da alcuni anni, ha iniziato quest’arte marziale del Dojo del maestro Francesco Favaron che lo ha portato nelle giovanili sul tetto d’Italia, d’Europa e del mondo.</p>
<p><strong>Quest’anno hai vinto ancora il Campionato Assoluto di kata della Fijlkam, a che quota sei arrivato?</strong></p>
<p>«E’ il terzo consecutivo». <strong>Tu eri il campione da battere, chi temevi di più?</strong> «Mancavano i big, Valdesi, Maurino e Figuccio, eravamo in 95. Ho trovato uno Juniores forte da Torino, poi il solito Sorbino e in finale Tocco, un atleta di Napoli molto valido e molto in forma. Solo in finale, a parte Sorbino, ho trovato un atleta che poteva impensierirmi». <strong>In finale con Tocco che kata hai fatto?</strong> «Chatanyara Kushanku e lui ha fatto Gankaku e poi il kata inventato, e ho vinto entrambi per 5-0» . Con Sorbino che cosa hai fatto? «l’ho incontrato in semifinale e contro di lui ho fatto Suparinpei e il kata inventato». <span id="more-170"></span><strong>Come ti sei sentito il campionato quest’anno? </strong>«E’ stato un po’ più duro perché avevo avuto un problema all’adduttore destro e per tutto lo scorso anno mi sono allenato poco. La difficoltà del campionato italiano è arrivare a fare nove kata, soprattutto prima delle semifinali ne devi fare sette uno di seguito all’altro quasi, e quindi il fattore fisico assume un’importanza rilevante e di conseguenza la preparazione è fondamentale. I kata sono quelli, la tecnica ormai l’ho acquisita completamente e quindi l’unica variabile è quella della condizione fisica. Abbiamo tra l’altro iniziato alle 8,30 di mattina e siamo andati avanti fino alle 13 e quindi senza poter mangiare e alla fine ero spompato e non ce la facevo più. Poi la finale l’abbiamo fatta alle 17 intanto avevo avuto modo di recuperare e rilassarmi un po’». <img class="alignright size-medium wp-image-172" title="Luca Brancaleon" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/06/Luca-1-251x300.jpg" alt="Luca Brancaleon" width="251" height="300" /><strong>Come intensità di gara e per numero di kata il campionato italiano è forse più duro rispetto alle gare internazionali?</strong> «Certamente, anche se per numero di kata siamo pressappoco lì come numero, la differenza sostanziale sta nel kata inventato, sono quelle due prove, kata di stile e inventato che ti ammazzano anche perché sono appiccicate l’uno all’altra. Nelle gare internazionali il numero dei kata è, come ho detto, circa lo stesso, per esempio all’Open di Milano eravamo in 120 e quindi abbiamo dovuto fare sette prove, solo che i due inventati in più, degli italiani, fanno la differenza. Siamo solo noi in Italia che usiamo questa formula».  <strong>Da quanto tempo si fa il kata inventato in filane e in semifinale?</strong> «Circa cinque anni». <strong>Non è che è per questo che quelli che tu hai definito big, tra l’altro poi Maurino e Figuccio tu li hai già battuti più volte, è solo Valdesi che non hai mai sopravanzato, visto che non sono poi più giovanissimi, disertano la gara nazionale, tanto più che essendo i componenti del kata a  squadra campione del mondo non hanno problemi per vestire l’azzurro?</strong> «E’ probabile perché non sono in condizione perché di solito  i campionati europei sono circa un paio di mesi dopo e quindi la loro condizione è indietro e quindi rischierebbero di non fare bella figura». <strong>A livello internazionale quali sono le ultime gare che hai fatto?</strong> «L’Open di Milano dove sono arrivato al secondo posto alle spalle di Valdesi, è stata una bella gara ed ho battuto gente di spessore come Maurino, l’egiziano Sherif Hosny, il tedesco Ilja Smorguner e l’australiano Giuliano James. Eravamo 120 ma c’erano cinque tatami per cui abbiamo fatto una prova dietro l’altra, mi sono trovato molto bene. In finale con Valdesi ho fatto 4-1 con un kata che non era il mio, Paiku, perché mi era rimasto solo quello, quindi comunque soddisfazione». <strong>Ormai sono 21 anni che pratichi il karate, una vita praticamente visto che hai 27 anni. Se dovessi ricominciare rifaresti la stessa strada?</strong> «Si certamente oltretutto mi ha dato anche il lavoro, che ultimamente non è facile da trovare, percepisco uno stipendio e mi permette di viaggiare, anche se da un paio d’anni non  sono in nazionale anche se vinco. Moltissime società di tutt’Italia mi chiamano per fare delle lezioni e corsi vari, per cui ho comunque modo di girare ed ho un ulteriore riscontro economico». <strong>Fino a quando, sei ancore giovane d’altra parte, pensi di continuare? </strong>«Almeno fino ai 35 anni, poi dipende sempre che non arrivi qualcuno più giovane a battermi, devo cercare di mantenermi sempre su questo livello, non dovrebbe essere difficile credo ho trovato un attimo sistema di allenamento e mi basta ripeterlo sempre».  <strong>La ripetitività non rischia di essere noiosa?</strong> «Si, ma si trovano stimoli comunque. Quest’anno ho fatto un squadretta a livello Libertas solo per trovare il modo di allenarmi con qualcuno e già quello mi ha stimolato. Poi ogni anno se ne scova uno diverso». <strong>Non hai mai pensato a praticare qualche altro sport, non cambiarlo, magari nei periodi morti ma che poi ti possa servire come allenamento per arrivare già con un tipo di preparazione diversa e mentalmente riposato sulla specificità del karate?</strong> «Si, io durante l’anno faccio Calcetto e calcio a 11 quindi partecipo due campionati e in più d’estate vado a fare canoa con il Gruppo Canoe Polesine. Sono già tre anni che vado per irrobustire la parte alta, visto che non amo fare pesi, e mi trovo bene, poi corro in bici, insomma cerco sempre di fare qualcos’altro». <strong>Tra tutti i kata che fai qual è quello che ti viene meglio e che ami di più?</strong> « Chatanyara Kushanku» <strong>Il tuo kata da sempre praticamente.</strong> «Mi piace anche Suparimei, ma soprattutto Chatanyara, ormai ho trovato un modo di viverlo e mi piace  anche durante l’esecuzione, riesco a starci bene, insomma è un modo diverso d’indossarlo rispetto agli latri kata». <strong>Lo riservi per la finale o per quale moneto della gara?</strong> «Contro l’avversario più forte che mi trovo davanti, vedo durante la scaletta se c’è il più forte e lo faccio contro di lui. Per esempio con Maurino a Milano l’ho fatto come quarto kata». <strong>E ti ha sempre pagato bene. Pensi magari più avanti di aprirti una palestra e di mettere a frutto questi anni di karate, o di rimanere nell’esercito?</strong> «Penso che mi aprirò una palestra, poi dipende se riuscirò a rimanere ancora nell’Esercito, però aprire una palestra mia mi piacerebbe molto, anche perché insegno in giro e ho scoperto che insegnare è molto piacevole. Poi è una soddisfazione doppia perché vedi che quello che fai tu è giusto, che quello che fai fare agli altri anche e quindi ti diverti di più» <strong>Ora che sei anche dall’altra parte della barricata, visto che insegni, quando pensi agli insegnamenti di Favaron con cui hai iniziato il karate, li vedi sotto un’ottica diversa?</strong> «In alcune cose si certamente perché si va avanti e si scoprono sempre cose nuove che lui da maestro non ha provato, però la maggior parte delle cose che ho imparato sono impronta sua quindi è come se io seguissi un po’ quello che lui ha fatto ho ha detto. Quello che lui diceva a me io ora lo dico ai miei allievi, scopro e mi rendo maggiormente conto che Fa<img class="alignleft size-medium wp-image-173" title="Luca Brancaleon" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/06/Luca-3-252x300.jpg" alt="Luca Brancaleon" width="252" height="300" />varon è stato ed è un grande maestro perché tutto quello che io so ora è quando lui mi diceva prima. Allora magari eravamo stufi di sentire sempre quelle cose, quelle su cui lui insisteva, ma alla fine sono proprio quelle che tu fanno migliorare. L’ho molto rivalutato Favaron perché come maestro ci sa fare, è molto bravo, però è anche vero che alcune cose, non erano corrette». <strong>Tra tutti i maestri che hai incontrato, lasciando in disparte Favaron, qual è quello che apprezzi di più e che magari ti ha dato un valore aggiunto?</strong> «Ci ne sono stati diversi, ma in particolare c’è Cinzia Colojacomo che è quella che riesce a trasmettere di più, che magari ha le sue idee tecnicamente però trasmette un passione che ti fa amare di più il karate e Pierluigi Aschieri (direttore tecnico della nazionale) che ha un grande metodo di lavoro e una grande metodologia».  <strong>Mi sembra superfluo chiederti che cosa ti ha dato il karate, mi hai già detto un lavoro, una grande passione, praticamente l’essere un adulto.</strong> «Si, infatti, ma anche un metodo di vita, rispettare le regole, stare sempre ad allenarsi senza mai pensare di essere arrivato, perché con il kata non si arriva mai. E’ un lavoro intenso da fare costantemente, è una regola di vita». <strong>Anche perché quando si arriva è il momento di guardarsi le spalle.</strong> «Infatti poi bisogna non solo arrivare ma mantenersi ad alti livelli, basta vedere Valdesi che vince 11 europei di seguito, è oltre che un campione uno che ha cervello per andare avanti».  <strong>Tra i ragazzi che vai ad allenare in giro per l’Italia vedi qualcuno che ha un futuro nel karate?</strong> «C’è un ragazzino in Toscana che sto allenando assieme ai compagni che ha già fatto un secondo posto agli italiani tra i Cadetti, si chiama Gabriele Petroni. Lo vedo molto bravo, lui fa tutti e due gli stili, ma lo Shito Ryu l’ha imparato da me e vederlo fare quasi come me è una grande soddisfazione. Il bello è che magari tra tre anni magari ci troviamo contro in gara. E’ già stato chiamato in  nazionale, è un bell’atleta». <strong>C’è qualcosa che vorresti aggiungere?</strong> «Vorrei ringraziare l’Esercito per tutto quello che fa per me e anche per la possibilità che mi da di allenarmi a casa».</p>
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		<title>Costanza Costanzini, due passioni: pallavolo e viaggi</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 14:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da Area Sport maggio 2010
 
Dai cartoni di Mila e Shiro alla serie A con Santeramo dove è stata tra le migliori centrali del campionato con 222 punti realizzati in 30 partite.
 Costanza Costanzini, bolognese, classe 1979, in questa stagione è uno dei punti di forza della Cattozzo Polesella che milita nel campionato di B2, in precedenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-163" title="BVPloesella Vs Vicenza " src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/BVPloesella-Vs-Vicenza-010-292x300.jpg" alt="BVPloesella Vs Vicenza " width="175" height="180" /></p>
<p>Da Area Sport maggio 2010</p>
<p> </p>
<p>Dai cartoni di Mila e Shiro alla serie A con Santeramo dove è stata tra le migliori centrali del campionato con 222 punti realizzati in 30 partite.</p>
<p> Costanza Costanzini, bolognese, classe 1979, in questa stagione è uno dei punti di forza della Cattozzo Polesella che milita nel campionato di B2, in precedenza aveva giocato con la Stemi Rovigo, nel 2007/08, nella squadra di Beconi e Mirela Sesti, contribuendo alla promozione in B1 della squadra prima che la società ne vendesse i diritti. Il suo ruolo è quello di centrale. Costanzini ha due grandi passioni la più nota quella della pallavolo, quella meno conosciuta è quella dei viaggi, vediamo di conoscere entrambi li aspetti di Costanza.</p>
<p><strong>Che cosa ti ha portato a scegliere la pallavolo?</strong></p>
<p>«Per un paio di motivi, il primo perché i miei fratelli giocavano e il medico mi aveva consigliato il nuoto o la pallavolo. Scartato il nuoto perché non mi piaceva era rimasta la pallavolo e poi perché guardavo i cartoni in Tv».<span id="more-162"></span> <strong>Fans di Mimì Ayuhara o di sua cugina Mila Hazuki?</strong> «Di Mila» Il tuo percorso nella pallavolo qual è stato? «Io ho iniziato il primo anno nella squadretta vicino a casa per provare. Mi piaceva ed ero molto portata e quindi mia madre ha pensato di cercare una buona società per farmi continuare. Sono andata con il San Lazzaro e lì ho fatto tutte le giovanili fino ad arrivare alla B1, avevo 18 anni. Terminata la scuola superiore ho fatto un anno di università ma poi ho deciso di lasciarla per continuare a giocare fuori Bologna non essendoci lì un granché. Ho iniziato a girare e sono andata il primo anno in Calabria, poi in Sardegna, due anni in Puglia dove ho giocato anche in serie A. Sono poi stata a Potenza e successivamente sono stata in Sicilia dove dovevo fare la seria A, ma ho interrotto e sono tornata a Bologna. Sono rimasta un anno ferma e poi ho ricominciato a giocare in zona e ho ricominciato a frequentare l’università e mi sono laureata l’anno scorso». <strong>In cosa?</strong> «Scienze della comunicazione. Ora giro nei paraggi». <img class="alignright size-medium wp-image-164" title="Costanza Costanzini" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/Costanza-Costanzini-200x300.jpg" alt="Costanza Costanzini" width="200" height="300" /><strong>Di tutti i tuoi giri dove ti sei trovata meglio? </strong>«Io mi sono trovata benissimo dappertutto per cui non posso scegliere un posto in particolare. Per l’esperienza fatta direi, però, l’anno in cui abbiamo vinto la serie B1 e abbiamo conquistato la seria A e l’avervi giocato l’anno seguente. E’ stato molto emozionante e bello». <strong>Del campionato di quest’anno con il Polesella che mi dici?</strong> «Dico che è una lotta fino alla fine, abbiamo avuto degli alti e dei bassi, qualcuno addirittura incredibili. Anche rabbia perché non li abbiamo meritati visto il potenziale che c’è, probabilmente è stata pagata cara l’inesperienza nella categoria». <strong>Ti trovi bene con le tue compagne di gioco? </strong>«Si certo! Siamo molte affiatate». <strong>Vi allenate tre volte alla settimana, tu fai qualcos’altro? </strong>«Io personalmente oltre ai tre che faccio con le mie compagne ne faccio altri due a parte. A Bologna vado due volte in palestra e lavoro sulla parte fisica». <strong>Ti sarebbe piaciuto fare qualche altro sport? </strong>«Da piccola mi sarebbe piaciuto fare ginnastica artistica ma mi è stato proibito per le mie doti fisiche, forse mi sarebbe anche piaciuto provare tennis, ma la vera passione è sempre stata la pallavolo». <strong>Segui lo sport in Tv? </strong>«No, davanti al televisore non ci sono praticamente mai e quelle rare volte che lo faccio preferisco vedere un film divertente o qualche documentario». <strong>Quando sei libera dagli impegni che fai la sera?</strong> «Magari esco con gli amici, ma non mi piace fare tardi. Osservare la vita da atleta non mi ha mai pesato perché è molto vicina al mio stile di vita». <strong>Se dovessi dare un consiglio ad una giovane che le diresti?</strong> «Intanto di scegliere la pallavolo e se ha del buon potenziale di cercarsi un procuratore, ma innanzitutto non abbandonate completamente gli studi. Bisogna fare quello che ci si sente di fare in quel momento, io per un periodo mi sentivo di fare solo pallavolo e ho fatto solo quello, poi però ho ripreso gli studi e li ho portati a termine in tempi brevi. Poi gli obiettivi che ci si prefiggono devono essere raggiungibili e adeguati alle singole capacità, bisogna essere realisti». <strong>Stai facendo solo pallavolo o hai iniziato a lavorare? </strong>«Ho iniziato a lavorare, poi ho fatto un master e ora riprendo a lavorare, diciamo che ora la mia priorità non è più la pallavolo, anche se rimane la mia passione e fin che riesco la porto avanti. Vorrei approfittare dell’occasione per ringraziare la squadra e la società per gli sforzi che stanno facendo». <strong>Ora veniamo alla tua grande seconda passione i viaggi. Quando hai iniziato a realizzare questa passione e dove sei stata.</strong></p>
<p>Una volta dismessi i panni da atleta professionista ho sentito l&#8217;esigenza di recuperare il &#8220;tempo perduto sia iscrivendomi all&#8217;università come ho già detto, sia organizzando appena possibile qualche viaggio in quelle località che avevo sempre sognato di vedere. sono stata in Egitto, poi in Spagna, Amsterdam, Maldive, Cuba, Nepal e India e Crozia.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-165" title="BVPolesella Vs Vicenza " src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/BVPloesella-Vs-Vicenza-029-285x300.jpg" alt="BVPolesella Vs Vicenza " width="228" height="240" />Parlami un po’ del tuo viaggio a Cuba. «</strong>Questo viaggio a Cuba, l’ho fatto nel giugno 2006, è stato improvvisato su due piedi perché io e Paola dovevamo andare a Palma di Maiorca a trovare una amica, ma all&#8217;ultimo abbiamo trovato un last minute solo volo per Cuba e..non abbiamo resistito! Come darci torto? Paola è una mia cara amica di Altamura con cui ho giocato a pallavolo diversi anni&#8230; Fortuna ha voluto che proprio in quei giorni a Cuba si trovassero dei nostri amici cubani che vivono in Italia, e che erano tornati a casa per le vacanze!<br />
Molto gentilmente si sono preoccupati di trovarci una sistemazione in una casa “particular&#8221;, ovvero una casa locale che i proprietari affittano ai turisti..e in più ti fanno la colazione (a richiesta anche pranzo e cena). Stare così a contatto con loro è un modo molto divertente per capire meglio il loro stile di vita.</p>
<p>La nostra padrona di casa si chiamava Olga, una signora sulla sessantina con i capelli neri tinti e cotonatissimi ma con una energia da ragazzina..sembrava la brutta copia di Tina Turner..un vero spasso!<br />
I primi cinque giorni siamo state all&#8217;Havana: la mattina a girare in città e per il resto della giornata stavamo in spiaggia. Gli ultimi due giorni siamo andate con un pullman a Varadero, una località molto più turistica con una spiaggia favolosa piena di palme e con la gente locale che ballava in riva al mare!<br />
Cuba è un posto incredibile, è un&#8217;isola fuori dal tempo per le sue particolari leggi..ed è ricca di contrasti! I cubani sono persone squisite, sempre col sorriso e con la musica nel cuore.</p>
<p>Cuba è uno dei pochi posti che ho visitato in cui vorrei ritornare&#8230;tre cose mi sono rimaste nel cuore: i mango gustosissimi, il mare caraibico e le aragoste..troppo buone!»</p>
<p><strong>E dell’India e Nepal</strong>.<img class="alignright size-medium wp-image-166" title="India" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/India_04-300x225.jpg" alt="India" width="240" height="180" /></p>
<p>«La scelta di andare in vacanza in India è nata dalla mia curiosità nei confronti di una civiltà così diversa dalla nostra, ricca di contrasti di ricchezza e povertà, dotata di una fortissima spiritualità. Sono partita con il mio ragazzo, Michele, i primi d&#8217;agosto, sempre del 2006, zaino in spalla e guida alla mano per circa un mese.</p>
<p>Come prima tappa la prima settimana l&#8217;abbiamo passata in Nepal dove abbiamo visitato Katmandù e tutta la sua valle e templi prevalentemente buddisti.<br />
Dopodiché con un volo interno siamo andati in India a Delhi e nel triangolo d&#8217;oro di Agra, Jaipur e Pushcar dove abbiamo girato per una decina di giorni con gli autobus locali&#8230;esperienza abbastanza traumatica sia per le condizioni igieniche sia per la lentezza degli spostamenti!</p>
<p>Con un altro volo interno abbiamo raggiunto Leh, una località dell&#8217;India che si trova sull&#8217;Himalaya, dove ci siamo fermati un&#8217;altra settimana, abbiamo fatto molte gite con le jeep locali per raggiungere i vari monasteri della zona, e siamo arrivati su una vetta a 5.400 metri di altezza.<br />
A queste altezze l&#8217;ossigeno è pochissimo, ed è molto facile sentirsi male, a noi è andata molto bene, abbiamo sofferto solo un po&#8217; d&#8217;insonnia! Abbiamo visitato anche McLaud Ganj (chiamata oggi la “Piccola Lhasa”, paese indiano nel quale il Dalai Lama è stato costretto a trasferirsi  nel 1959 con la rivolta di Lhasa<strong>,</strong> e da dove continua la sua protesta pacifica e la lotta per la liberazione del suo Paese ndr) dove c&#8217;è la residenza del Dalai Lama.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-167" title="India" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/India_05-225x300.jpg" alt="India" width="158" height="210" />Questo viaggio è stato molto speciale, mi ha arricchito molto per le diverse esperienze che ho fatto quali: vedere la sofferenza nel volto delle persone che ti chiedono l’elemosina, alle bellezze architettoniche come il Taj Mahal considerato il simbolo dell&#8217;amore, alla residenza del Dalai Lama contornato da una grandissima religiosità e spiritualità.</p>
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		<title>Barbara Beconi: fascino, classe, umiltà e bravura</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 14:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Beconi]]></category>
		<category><![CDATA[Volley]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Area Sport di aprile 2010
Barbara Beconi toscana di nascita, è nata a Prato nel 1978 ora vive a Monselice con Marco e con il loro piccolo Alberto, è diventata polesana d’adozione, almeno in riferimento alla pallavolo, in quanto ormai da qualche anno gioca in Polesine ed è stata una delle colonne portanti delle squadre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-158" title="Stemi vs Imola " src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/Stemi-vs-Imola-004-300x278.jpg" alt="Stemi vs Imola " width="300" height="278" />Da Area Sport di aprile 2010</p>
<p>Barbara Beconi toscana di nascita, è nata a Prato nel 1978 ora vive a Monselice con Marco e con il loro piccolo Alberto, è diventata polesana d’adozione, almeno in riferimento alla pallavolo, in quanto ormai da qualche anno gioca in Polesine ed è stata una delle colonne portanti delle squadre in cui ha militato. E’ un’atleta che è sempre stata inseguita da più società, per essere una giocatrice completa, in quanto sa farsi valere sia sotto rete sia in fase difensiva, ha giocato in A1, A2 e B1. E’ arrivata in Polesine per giocare con la squadra locale, la Stemi, in B2 nella stagione 2006/07, l’anno più travagliato per la squadra rodigina per il cambio di numerosi di coach, è rimasta anche la stagione successiva contribuendo massicciamente a portare la squadra in B1. E’ seguito poi praticamente un anno di pausa in quanto dopo l’operazione alla spalla è stata contattata dal Noventa Vicentina a cui ha dato una disponibilità molto parziale per gli impegni di lavoro, ma soprattutto perché riteneva fosse giunto il momento per lei e Marco di avere un bimbo. Alberto è nato nel 2009. In questa stagione è stata contattata da Pino Tumeo ed ha accettato di entrare nella rosa della Bellellieng &amp; Cpt Volley che milita nel campionato di serie C. Ha iniziato ad allenarsi a novembre ed ha fatto il suo primo breve ingresso in campo nella partita contro Feltre, aumentando la sua presenza in campo partita dopo partita.</p>
<p><strong><span id="more-157"></span>Quando hai iniziato a giocare a Pallavolo? </strong>«Circa intorno ai 9-10 anni<strong>. </strong>Ho iniziato a scuola durante le ore dedicate all’educazione fisica, e lì ho visto che tutto sommato ero portata per la pallavolo. Poi sono passata alle scuole medie e dopo aver fatto le varie giovanili sono stata chiamata ad allenarmi con la squadra di B1 del Prato. Ho fatto la mia prima partita (B1) a tredici anni».<img class="alignright size-medium wp-image-159" title="Barbara Beconi" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/Barbara-Beconi-224x300.jpg" alt="Barbara Beconi" width="224" height="300" /></p>
<p><strong>Immagino che poi ti avranno richiesta anche altre squadre, quando sei andata via da Prato?</strong> «Sono poi stata a Firenze, lì avevo 17-18 anni, sono rimasta nei dintorni per qualche anno poi nel 2003/04 sono andata al Santeramo in A2 e l’anno seguente siamo stati promossi in A1. In A1 ho giocato nel ruolo del libero».</p>
<p><strong>Tra questi due ruoli qual’è quello che prediligi? </strong>«Ti dirò che ho voluto provare a fare il libero per vedere com’era questo ruolo in A1, però non mi è piaciuto troppo perché la mia indole è quella di attaccare, tanto che a metà stagione si è fatta male una schiacciatrice e quindi mi tornarono a mettere nel mio ruolo preferito».</p>
<p><strong>Cos’è che ami di più nella pallavolo? </strong>«Il fatto che sia un gioco di squadra, i giochi individuali non mi sono mai piaciuti. Mi piace colloquiare con le compagne, litigare magari con loro, dire quello che si deve dire quando si è in campo e poi fuori tutte amiche».</p>
<p><strong>A Rovigo come ti sei trovata? </strong>«A Rovigo il primo anno è stato un po’ problematico perché abbiamo cambiato quattro-cinque allenatori ed anche l’approccio iniziale non è stato dei migliori, invece con le ragazze mi sono trovata benissimo. Con Menta come coach le cose sembravano funzionare ma poi è stato sostituito e questo gioco di allenatori ha mandato un po’ tutto in crisi». <strong>L’anno dopo hai bissato</strong>.«Si sono rimasta ma anche quell’anno ci sono stati un po’ di problemi, però poi si è aggiustato tutto anche se a giocare eravamo solo in 7, tra cui Mirela Sesti, ciò nonostante abbiamo ottenuto la promozione in B1. Tra noi giocatrici ci siamo trovate benissimo, avevamo un buon feeling. Cosa fondamentale è stato anche il fatto che tra noi non avevamo peli sulla lingua, nel senso che se dovevamo dirci qualcosa ce la dicevamo e forse quella è stata l’arma vincente. Tante volte abbiamo discusso e litigato nello spogliatoio ed è stata positiva questa cosa».  <strong>Il coach era Cappelletti ma io ho avuto la sensazione che a “dirigere” la squadra foste tu e Mirela, essendo anche le giocatrici con maggior esperienza</strong>. «In effetti eravamo quelle con maggior esperienza e quindi alla fine gestivamo questa cosa».</p>
<p><strong>Alla fine della stagione ti sei fatta operare alla spalla e dopo hai provato a riprendere con il Noventa, ma mi sembra che tu avessi problemi con il lavoro.</strong></p>
<p>«Loro lo sapevano che avevo il problema alla spalla e che il mio sogno era il bambino che avrei provato a rimanere incinta, per loro andava bene comunque. Sono rimasta incinta  e quindi mi sono fermata». <strong>Quest’anno invece dopo la nascita di Alberto hai deciso di riprendere con una cosa “tranquilla” in serie C con il Lendinara</strong>. «Si proprio una cosa calma calma. A luglio dopo la nascita del bimbo mi hanno chiamato Pino (Tumeo) e Andrea (Cirinti) e mi hanno chiesto se volevo ricominciare piano piano. Io ero un po’ titubante perché il bambino era appena nato e io avevo i problemi di una neo mamma. Loro però ma hanno detto d’iniziare tranquillamente quando potevo, anche se non ero al cento per cento. E così ho ricominciato a Lendinara».</p>
<p><strong>Qual è stata la stagione in cui hai giocato e che ti è rimasta più nel cuore? </strong>«La stagione disputata a Santeramo con la promozione in A1» <strong>Con qualcuna delle due ex compagne di squadra ti senti ancora? </strong>«Si, si, con Daniela Biamonte, con Sandra Wiegers e con altre ancora».</p>
<p><strong>Che cosa ti ha dato la Pallavolo e che cosa pensi di aver dato tu? «</strong>La pallavolo mi ha dato la serenità di stare assieme alle persone e anche il confrontarsi con gli altri. Io avendo giocato anche ai livelli più alti ero sempre assieme con le mie compagne perché ci si allenava quattro ore al mattino e quattro alla sera per cui si stava insieme otto ore al giorno, e quindi era un continuo confronto, come può capitare del resto nel mondo del lavoro. Io che cosa ho dato? Ma penso l’umiltà. Credo di essere una persona “umile”, non ho mai litigato con nessuno se non proprio quando me le tiravano fuori per le unghie. Con Sacchetto per esempio, il primo coach che ho trovato venendo a Rovigo, era così perché lui arrivava ad offendere e quindi per forza di cose si arrivava a dover rispondere, perché l’offesa non esiste nello sport». <strong>Di sport hai fatto solo pallavolo ?</strong> «Facevo anche nuoto da piccola, prima della pallavolo, ma non mi piaceva perché ero sola».  <strong>Quanto t’impegna Alberto? </strong>«24 ore su 24 perché fintantoché non va all’asilo è sempre con me. E’ tanto mammone. A volte me lo devo portare anche all’allenamento perché non vuole stare lontano dalla mamma. Mi porto Marco e il bambino all’allenamento».  </p>
<p><strong>Anche Marco è un  giocatore di Pallavolo? </strong>« Si, ha giocato per 14 anni a Monselice, poi nei dintorni ed infine due anni ad Ariano». <strong>Con due genitori pallavolisti</strong> <strong>che vuoi far fare di sport ad Alberto?</strong> «La pallavolo no! Magari il basket. Vedremo che cosa vorrà fare lui, ma comunque uno sport di sicuro».</p>
<p>Vediamo un attimo i due anni con la SteMI a Rovigo di Barbara Beconi. Nel 2006/2007 Beconi arriva a Rovigo dopo la promozione della squadra dalla C, era retrocessa l’anno precedente, il coach è Vanni Sacchetto e la squadra è formata da: Giorgia Checchinato (K), Elena Ferraù, Laura Cioni, Maila Penolazzi, Flavia Tessari, Barbara Beconi, Anita Divkovic, Ivana Divkovic, Eleonora Deserti (L). A fine ottobre Sacchetto non è più in panchina, viene sostituito dal manager Antonio Scalzotto. Il 10 novembre in panchina siede coach Fabio Menta che vi rimane fino al 7 gennaio 2007, poi per problemi von Scalzotto viene sostituito da Maurizio Visentini. A metà marzo rientra Menta e se ne va Visentini. Con Menta arriva il libero Sara Paris. La squadra termina il campionato salvandosi senza patemi. Con questi numeri: punti in classifica 37su 26 incontri disputati, partite vinte 12 perse 14, 8 incontri vini nettamente  per 3-0, uno per 3-1, tre al tie break, perse quattro per 2-3, cinque per 1-3 e per 0-3.</p>
<p>L’anno seguente Menta costruisce la squadra con: Monacelli, Bolognesi, Costanzini, Beconi (K), Sammmartano, Sesti, Ruffato, Ferraù, Penolazzi e Tessari. Ma ad inizio campionato Menta se ne va e al suo posto arriva dopo un paio di settimane Pietro Cappelletti. Se ne vanno anche Penolazzi e Tessari. A novembre si aggiunge saltuariamente alla rosa delle giocatrici Alessandra Onofri. La SteMi chiude il campionato in vetta alla classifica con: 63 punti in 26 partite giocate, vinte 22 di cui ben 12 con il punteggio netto di 3-0. Il totale dei set vinti è di 71 contro i 26 persi. Il tutto grazie alle capacità delle giocatrici ben dirette, come già detto, dall’esperienza di Beconi e Sesti.</p>
<p> </p>
<table border="0" cellspacing="1" cellpadding="0" width="419">
<tbody>
<tr>
<td>2005-2006</td>
<td>A2</td>
<td width="293">Sea Urbino</td>
</tr>
<tr>
<td>2004-2005</td>
<td>A1</td>
<td width="293">Siciliani Santeramo</td>
</tr>
<tr>
<td>2003-2004</td>
<td>A2</td>
<td width="293">Siciliani Santeramo</td>
</tr>
<tr>
<td>2002-2003</td>
<td>A2</td>
<td width="293">Figurella Telecomunications World Firenze</td>
</tr>
<tr>
<td>2001-2002</td>
<td>A2</td>
<td width="293">Figurella Firenze</td>
</tr>
<tr>
<td>2000-2001</td>
<td>B1</td>
<td width="293">Italstudio Pistoiese</td>
</tr>
<tr>
<td>1999-2000</td>
<td>A2</td>
<td width="293">Figurella Firenze</td>
</tr>
<tr>
<td>1997-1999</td>
<td>B1</td>
<td width="293">ING Volley Prato</td>
</tr>
<tr>
<td>1996-1997</td>
<td>B2</td>
<td width="293">C. Promozione Prato</td>
</tr>
<tr>
<td>1995-1996</td>
<td>B2</td>
<td width="293">Colzi Prato</td>
</tr>
<tr>
<td>1994-1995</td>
<td>B1</td>
<td width="293">Colzi Prato</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>Maddalena Chiarion:  il ricordo</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 14:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Maddalena]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Area Sport aprile 2010
Il palazzetto dello sport di Polesella che quest’anno ospita anche le partite di B2 di volley della Cattozzo Polesella è stato inaugurato e intitolato a Maddalena Chiarion nel 2002 per volere dall’amministrazione comunale e in particolare del sindaco Debora Linea. Chi ha avuto la fortuna di incrociare la propria strada con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Area Sport aprile 2010</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-150" title="Maddalena" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/Maddalena-200x300.jpg" alt="Maddalena" width="200" height="300" />Il palazzetto dello sport di Polesella che quest’anno ospita anche le partite di B2 di volley della Cattozzo Polesella è stato inaugurato e intitolato a Maddalena Chiarion nel 2002 per volere dall’amministrazione comunale e in particolare del sindaco Debora Linea. Chi ha avuto la fortuna di incrociare la propria strada con quella di Maddalena sa benissimo chi era, per chi non ha avuto la fortuna di conoscerla tentiamo di spiegare perché le è stato dedicato il palazzetto.</p>
<p>Io sono stata la sua insegnante di educazione fisica per i cinque anni di liceo scientifico che Maddalena ha fatto al Paleocapa di Rovigo, e oltre alle normali lezioni di educazione fisica lei faceva parte anche del gruppo sportivo scolastico impegnandosi nelle gare di pallavolo, disciplina da lei praticata anche fuori dalla scuola e in quelle di atletica leggera che al contrario ha fatto solo con i campionati sportivi studenteschi, allora si chiamavano così. Il Paleocapa a quel tempo era ancora nella vecchia sede di via Parenzo e le lezioni  di educazione fisica e il gruppo sportivo, salvo l’atletica, lo facevamo in quell’orrenda palestrina che era a fianco della scuola. Quando il liceo si è spostato nella nuova sede la palestrina è stata rimessa a nuovo, dal Panathon di Rovigo con il contributo della Cariparo, ed è diventata la bella palestra per disabili intitolata a Toni Ricchieri.</p>
<p><span id="more-149"></span>Maddalena non era molto alta per essere una pallavolista ma dai test fatti mi sono subito accorta che aveva delle doti atletiche straordinarie, oltre a quelle intellettive che la ponevano tra le migliori della scuola, una scuola che di talenti ne aveva e ne ha ancora molti. Ritornando a Maddalena atleta aveva un’elevazione da ferma di 50 centimetri ed era anche velocissima, oltre che emergere in qualsiasi cosa facesse. Maddalena era nata nel 1973, mia figlia Sara nel 1981, per cui quando Maddalena arrivò al liceo mia figlia aveva 6 anni, lei faceva karate, ma nel pomeriggio del gruppo sportivo veniva con me agli allenamenti e quindi aveva avuto modo di conoscere Maddalena che era diventata in breve il suo idolo, da parte mia io mi auguravo che crescendo Sara potesse assomigliarle.<img class="size-medium wp-image-151 alignright" title="Maddalena " src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/05/Maddalena-5-300x290.jpg" alt="Maddalena " width="300" height="290" /></p>
<p>Per un insegnate di educazione fisica portare le proprie allieve e allievi, allenati durante l’anno, alle gare è uno dei momenti più belli e in cui s’instaura una certa complicità con i propri alunni. Lo sport si sa unisce molto e poi per noi non era importate tanto vincere, anche se non guastava, ma tifare ed impegnarsi sul campo per la propria scuola. Vincere non era facile spesso ci si confrontava con studenti che erano atleti agonisti e quindi per chi faceva quella determinata disciplina solo con la scuola era difficile imporsi, ciò nonostante riuscimmo a fare bene e ad andare anche alla fase regionale di atletica e di nuoto più volte, mentre con basket e pallavolo rimanemmo sempre a livello provinciale. Maddalena, come ho detto fece parte della squadra di pallavolo della scuola ma non sempre poteva essere presente alla partite, non essendo di Rovigo per lei era di una certa difficoltà fermarsi e nel contempo essere preparata per il giorno seguente per le lezioni. Quando però riusciva a fermarsi il suo contributo alla partita era notevole non solo sul piano tecnico ma anche in quello emozionale, riusciva a caricare le compagne e spesso si centrava il successo. La stessa cosa era per l’atletica, poiché era velocissima l’avevo messa a gareggiare assieme a Sara Turato Lambertini nei 100 metri piani, Sara aveva già fatto atletica in società. Sara e Maddalena si piazzarono ai primi posti, mentre un’altra loro compagna di classe Chiara Dalconi vinse nel lancio del disco. Con loro, ed altre allieve del liceo andammo a Bassano del Grappa per la fase regionale. Poi Maddalena e le compagne fecero l’esame di maturità ed uscirono dalla scuola. Maddalena s’iscrisse all’università e dopo aver frequentato il primo anno arrivò la terribile notizia: la laucemia si mise sulla strada di Maddalena. La malattia, la chemio, e day ospital non la fermarono continuò a casa a studiare fino ad arrivare a laurearsi con 110 e lode. Nel frattempo fece un trapianto ma poi ebbe una ricaduta, la leucemia era modificata diventando incurabile, sposò il suo ragazzo Simone in febbraio e si spense il 17 maggio dello stesso anno.</p>
<p> Maddalena ha sempre amato fare sport e fin da piccola si vedeva che aveva l’argento vivo addosso, ricorda sua mamma Cristina. Amava correre, saltare con le amiche, era una leader nata, alle elementari si era inventata un giornalino in cui annotava tutte le attività da svolgere con le compagne. Nel periodo della scuola media iniziò la pallavolo sotto la guida prima del docente di educazione fisica dei maschi e poi continuò con Franco Gamberini e quindi s’inserì nel gruppo di volley di Raccano e tra i sui allenatori c’era Euro Chiarello ora vice allenatore della squadra di B2 del Polesella e come compagna di squadra aveva Ilaria Tovo, che poi proseguì con il volley giocando in varie squadre di serie A e B fino a tornare a giocare quest’anno in B2 a Polesella.</p>
<p><strong>Il ricordo di Maddalena da parte di Sara Turato Lambertini</strong></p>
<p><strong> </strong>«Il ricordo di Maddalena non è legato ad un fatto specifico o ad un evento particolare, ma si nutre di  quelle parole, di quegli sguardi dietro i suoi grandi occhi azzurri e di quei larghi sorrisi che hanno alimentato un’amicizia nata e consolidatasi tra i banchi di scuola e proseguita anche dopo aver completato il percorso liceale. Abbiamo condiviso in quegli anni non solo situazioni e momenti di vita scolastica, ma anche e soprattutto frammenti di vita vera, emozioni, sentimenti che ci hanno fatto crescere. Abbiamo vissuto insieme anche molti momenti sportivi dalle ore trascorse in palestra durante le lezioni di educazione fisica ai tornei di pallavolo di istituto ai campionati studenteschi di atletica leggera. E l’immagine di Maddalena che emerge nitida è quella di una persona tenace, generosa, sempre pronta ad incoraggiare i propri compagni nei momenti di difficoltà. E questo nello sport come nella vita quotidiana</p>
<p>Ricordo con tenerezza e nostalgia il suo modo di stare in campo durante gli incontri di pallavolo per i tornei  di istituto, lei provetta giocatrice, regia  e punto di riferimento costante per le sue compagne e noi dilettanti impacciate decisamente allo sbaraglio. E la grandi vittorie riportate proprio durante il primo anno di liceo, battendo con forza e determinazione e con ritmo incalzante anche le squadre delle ragazze più grandi, successi che ci hanno permesso di salire il gradino più alto del podio e aggiudicarci il trofeo.</p>
<p>E come dimenticare le nostre trasferte, le nostre giornate trascorse sulla pista di atletica a gareggiare per i colori del Paleocapa, la grinta, il sano agonismo, la voglia di raggiungere un risultato importante unicamente per il piacere di aver ottenuto qualcosa grazie al nostro impegno. E così emerge prepotente il ricordo delle staffette dei 100 metri piani, degli allenamenti per migliorare i cambi, fondamentali in questa competizione e la volontà caparbia di Maddalena che tutto fosse realizzato nel miglior modo possibile….. perché lei era così».</p>
<p><strong>Il ricordo da parte di Ilaria Tovo</strong></p>
<p> «Maddalena ed io abbiamo fatto le scuole elementari assieme, ricordo che Maddalena era una ragazza con uno spirito sopra la norma, aveva una grande volontà ed era intelligentissima. Era anche sempre molto disponibile con tutti. Abbiamo iniziato a giocare a pallavolo intorno ai 12-13 anni, eravamo nella squadra giovanile, ma ci chiamavano assieme ad un altro paio di ragazze, essendo tra le più bravine, ad allenarci con la squadra di serie C. Noi eravamo piene d’entusiasmo e ci sembrava di giocare in serie A quando andavamo da loro. Lei non  era molto alta, ma lo spirito, la volontà che aveva e le doti fisiche la rendevano comunque molto brava».</p>
<p> <strong>Il ricordo da parte di Euro Chiarello</strong></p>
<p> «Lei ha iniziato con noi che era giovanissima e subito ha evidenziato delle grandi doti sia fisiche sia intellettive, mi ricordo in particolare che l’anno in cui abbiamo giocato contro il Fratte Padova con la serie C. Le ragazze avevano fatto il loro primo campionato di divisone ottenendo la promozione in prima, in prima divisione hanno vinto ancora ottenendo il passaggio in serie D, invece di fare questa serie, poiché la squadra di C a metà  stagione è rimasta decimata per varie problematiche, le ragazze (Maddalena, Ilaria e compagne) sono state inserite nella squadra di C. In campionato abbiamo affrontato dunque il Fratte e, in campo Maddalena si è trovata di fronte, lei era una centrale, un paio di atlete molto più alte di lei che la sovrastavano in modo esagerato, eppure non ho mai visto in una partita di pallavolo in tutta la mia carriera, tanti pallonetti come quelli messi a segno da lei quella sera e questo dimostra che era una ragazza che aveva una grande lucidità mentale. Era una ragazza fantastica sia sul piano sportivo sia in quello umano oltre che come ho detto provvista di grande intelligenza».  </p>
<p> <em>Nessuno può porre un freno<br />
se tu vuoi soddisfare tuoi desideri materiali,<br />
ma  nella </em>ricerca <em>dell’appagamento totale<br />
SEI LIMITATO,<br />
non sarai </em>mai <em>pienamente soddisfatto.<br />
Nessuno può negarti la passibilità<br />
di detenere tutto il potere </em>del <em>mondo,<br />
ma in questa ossessiva aspirazione<br />
SEI LIMITATO,<br />
il tuo potere prima o poi decadrà<br />
Nessuno può ostacolarti nella ricerca<br />
del successo personale,<br />
ma in questa rincorsa gonfia di orgoglio<br />
SEI LIMITATO<br />
il tuo successo non </em>sarà <em>noto ai mondi più lontani. </em></p>
<p><em>Puoi allora pensare di elevare il tuo spirito<br />
alla conoscenza </em>profonda del <em>mondo,<br />
ma anche in questa sublime aspirazione<br />
SEI LIMITATO,<br />
non potrai mai conoscere l’universo<br />
nella sua totalità,<br />
non potrai mai arrivare a comprendere nelle cose</em></p>
<p><em>Quell’ UNO che unifica il TUTTO<br />
la tua conoscenza è limitato.<br />
Ma c’è una </em>cosa, <em>in cui tu,<br />
pur nella tua natura finita,<br />
</em>sei <em>svincolato da ogni limite<br />
Puoi </em>AMARE INFINITAMENTE E ILLIMITATAMENTE<em> </em></p>
<p><em>senza ostacoli e confini,<br />
con tutta la forza che sprigiona<br />
dalle tue membra,<br />
Solo nell’AMARE puoi aspirare ad<br />
essere simile a Dio,<br />
alla sua natura INFINITA;<br />
AMARE E’ ILLIMITATO !!<br />
Maddalena, 6 marzo 1994 </em></p>
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		<title>Ketty Monteleone: un concentrato di energia</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 13:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
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da Area Sport marzo 2010
Domenica, Ketty, Monteleone  è assieme a Ilaria Tovo un altro punto di forza della Cattozzo Spa Polesella unica squadra polesana femminile, al momento, che milita nella serie B2 del campionato di volley, dopo la promozione attenuta lo scorso anno.
Questo è il terzo anno che Monteleone, atleta nata a Modugno nel barese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-143" title="Monteleone nella partita vs Montecchio" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/03/VBP-vs-Montecchio-008-296x300.jpg" alt="Monteleone nella partita vs Montecchio" width="296" height="300" /></p>
<p>da Area Sport marzo 2010</p>
<p>Domenica, Ketty, Monteleone  è assieme a Ilaria Tovo un altro punto di forza della Cattozzo Spa Polesella unica squadra polesana femminile, al momento, che milita nella serie B2 del campionato di volley, dopo la promozione attenuta lo scorso anno.</p>
<p>Questo è il terzo anno che Monteleone, atleta nata a Modugno nel barese nel 1982, fa parte nel ruolo di schiacciatrice,  del team di Polesella sotto la guida di coach Giorgio Zamara. Dopo essere stata in servizio presso il Comando Operativo delle Forze Aeree di Ferrara, è entrata in Polizia e presta servizio alla Polfer di Mestre. Per quanto riguarda la pallavolo dopo aver militato nelle varie giovanili a Bari, dal 2002-2006 è entrata in serie B2 con la Società &#8220;Amatori Volley Bari&#8221; vincendo tra l’altro nel 2002 il trofeo con le giovanili ed il trofeo quale miglior giocatrice. Dal 2006-2007 si è trasferita a Ferrara dove ha militato nella serie B2 con la società &#8220;Edilmeg Voghiera&#8221; di Ferrara. Nel frattempo è entrata nell’Aeronautica Militare ed ha partecipato alla quarta <a title="Torna a: 4^ Edizione Giochi Mondiali Militari anno 2007" href="http://www.difesa.it/Approfondimenti/manifestazioni/Mondiali_Militari+4/">Edizione Giochi Mondiali Militari del 2007</a>. La manifestazione iridata si è svolta a Hydebarad e Mubai in India, la squadra di pallavolo azzurra ha conquistato la medaglia di bronzo battendo gli Stati Uniti nella finale per il terzo e quarto posto, con il risultato di 3 set a 1.<span id="more-142"></span> I parziali del match sono stati: 25-14, 25-16, 14-25 e 25-19. La squadra azzurra era formata da: Martinese, Fadda e Di Tolla,  dell’Esercito; Zonca, Corigliano e Zelletta, della Marina Militare; Beccegato, dell’Arma dei Carabinieri, e Magistrali, Grassi, Monteleone e Tecchiato, dell’Aeronautica Militare. Monteleone al rientro in Italia era presente ed è stata premiata durante la cerimonia, che si è tenuta presso il Salone d’Onore del Coni, e in cui sono stati consegnati dei riconoscimenti agli atleti dell’Aeronautica Militare che si sono distinti durante il 2007, alla presenza di Gianni Petrucci, presidente del Coni,del generale di squadra aerea Vincenzo Camporini, del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, di Raffaele Pagnozzi, Segretario Generale del Coni, e del generale di brigata aerea Carlo Landi, Capo del V Reparto di Sma. Dopo i giochi mondiali militari Monteleone nel 2008 ha partecipato alle olimpiadi militari che si sono svolte in Germania centrando anche qui il terzo posto con le compagne. Un mese fa circa l’atleta in forze al Polesella ha ottenuto, da parte dell’Aeronautica la stella d’argento per meriti sportivi.</p>
<p>Monteleone, sempre nel 2007 è approdata al Polesella contribuendo nella scorsa stagione alla promozione della squadra in B2, dopo una stagione strepitaosa.</p>
<p>Katty come ti sembra il campionato quest’anno? «E’ un campionato difficile, siamo una squadra emergente in lotta per la salvezza, ci stiamo ancora amalgamando e comunque sta tutto andando abbastanza bene, siamo in una posizione di classifica in cui per ora siamo fuori sì dai play off ma anche dai play out ed è quello che più conta visto che siamo una matricola». <strong>Quindi anche tu come Tovo hai messo al servizio della squadra la tua esperienza</strong>. «Si, alla fine siamo le più “anziane” e forse anche quelle che hanno giocato di più in B». <strong>Come ti trovi con le tue compagne di squadra? </strong>«Molto bene, è un gruppo fantastico, sono rimasta lì tre anni soprattutto per questo». <strong>Cosa ti ha spinto <img class="alignright size-medium wp-image-144" title="Ketty Monteleone" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/03/Ketty-Monteleone-245x300.jpg" alt="Ketty Monteleone" width="245" height="300" />verso la pallavolo?</strong> «Da bambina avevo degli amici che giocavano e loro mi hanno coinvolto e poi ho continuato e non ho più smesso».<strong>Cosa ti ha dato la pallavolo?</strong> «Tante amicizie, tanta sportività, una buona fisicità e tanti bei momenti». <strong>Tu pensi di aver dato qualcosa alla pallavolo?</strong> «Penso di si, innanzitutto il fatto che io sia del sud e che abbia giocato al nord mi ha portato ad uno scambio culturale oltre che di modo di giocare, visto che il modo di rapportarsi è diverso. E poi se posso dirlo credo di aver dato qualcosa anche dal punto di vista tecnico».  </p>
<p><strong>So che sei costretta, per motivi di servizio, ad allenarti una sola volta alla settimana , come ti trovi?</strong> «Si sono quattro anni che per i turni di servizio posso allenarmi una sola volta con le mie compagne di squadra, questo però non va ad intaccare la mia prestazione in campo, io mi sento come se mi allenassi con loro tutti i giorni ed anche dal punto di vista fisico non ne risento.» <strong>Come mai hai scelto di entrare in Polizia e prima nell’Aeronautica?</strong> «E’ sempre stato un mio desiderio, fin da piccola, entrare in Polizia per cui prima sono entrata in Aeronautica e dopo tre anni sono riuscita ad ottenere il passaggio in Polizia». <strong>Dove vivi?</strong> «Vivo a Ferrara assieme al mio ragazzo che fa l’infermiere». <strong>Qual’è la squadra in cui hai giocato e che ti è rimasta maggiormente nel cuore?</strong> «Mi sto trovando molto bene in questa in cui sto giocando ora, ma ricordo con molto piacere anche gli anni passati a Bari». <strong>Ti senti ancora con qualcuna delle tue “vecchie” compagne?</strong> «Si, si, con molte di loro ci rivediamo quando scendo a Bari». <strong>C’è qualcosa che vorresti aggiungere e che io non ti ho chiesto?</strong> «Spero rimanere in servizio il più a lungo possibile in questa zona per riuscire a giocare ancora con le mie attuali compiange di squadra e spero anche di trovarmi ancora bene anche con le altre squadre che si formeranno nei prossimi anni, perché ogni anno c’è un ricambio. E per ultimo mi auguro che con la mia squadra ci si possa confermare il B2».</p>
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		<title>&#8220;A Londra ho dato il massimo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 13:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Voce 17 febbraio 2010
Antonio Bralcalion si confessa dopo la sfida per il titolo Ebu
Sono passati tre giorni dal match, che si è disputato a Londra alla Wembley Arena, valido per la conquista del titolo europeo e che ha visto prevalere il gallese Nathan Cleverly sul polesano Antonio Brancalion. Il match è terminato alla quinta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Voce 17 febbraio 2010</p>
<p><strong>Antonio Bralcalion si confessa dopo la sfida per il titolo Ebu</strong></p>
<p>Sono passati tre giorni dal match, che si è disputato a Londra alla Wembley Arena, valido per la conquista del titolo europeo e che ha visto prevalere il gallese Nathan Cleverly sul polesano Antonio Brancalion. Il match è terminato alla quinta ripresa per kot, ma già alla fine del round precedente l’italiano era andato giù salvato poi dal gong. Assodato che è stato un bell’incontro e che il polesano ha lottato sul ring senza risparmiarsi, abbiamo voluto sentire dallo stesso Brancalion un commento sul match.<span id="more-131"></span></p>
<p><strong>Antonio che valutazione dai tu dell’incontro in generale</strong>? “In generale posso dire che è stato un bell’incontro, procuratore (Salvatore Cherchi) contento, pubblico soddisfatto, io ho dato il meglio di me. Purtroppo è finito con la vittoria del mio avversario che con il suo destro ha fatto la differenza”</p>
<p><strong>Com’era sto gallese?</strong> “E’ un ottimo pugile, ma per ora non è un super campione, potrebbe però diventarlo, se gestito bene. E’ giovane e fisicamente molto forte e sicuramente la differenza di età ha avuto un ruolo determinate”.</p>
<p><strong>A Londra come vi siete trovati?</strong> “Non siamo stati trattati molto bene per quanto concerne vitto e alloggio, trasporto e conferenza stampa. In Germania lo scorso anno è stata tutta un’altra cosa. Si vede che il pugilato in Inghilterra sta emergendo ora anche perché hanno dei campioni”.</p>
<p><strong>Pensi che sia possibile una sfida tra Jurgen Braehmer, che ti ha battuto lo scorso anno nella tua seconda sfida europea e che ora è campione del mondo, e Cleverly?</strong></p>
<p>“Secondo me non è fattibile, uno per questioni economiche e due perché penso che Braehmer sia troppo forte per il gallese e credo che lui a 23 anni non vada a rischiare la sua carriera contro il forte tedesco. Secondo me va con il numero uno dell’Ibf della classifica mondiale”.</p>
<p><strong>Tu ora  che decidi di fare?</strong></p>
<p>“Intanto mi riposo, poi si valuterà. Due sconfitte per Ko, una si poteva pensare di rientrare, due …mah, vedremo. Non voglio pensare a niente, non voglio anticipare niente. E’ pur vero che 34 anni non sono pochi e dopo vent’anni di pugilato sono un po’ stufo. Vedremo se c’è qualcosa nel paniere si può fare altrimenti vedremo”.</p>
<p><strong>Supponiamo che tu decisa di terminare qui la tua carriera, finirebbe bene con l’immagine dell’ultimo incontro in cui hai fatto bella figura.</strong></p>
<p>“In tutta la mia attività sportiva vanto 8 titoli italiani, uno dell’Unione Europea, uno intercontinentale dell’Ibf e sono andato a giocarmi tutto in Germania prima ed Inghilterra poi. Speriamo che un domani che io dovessi smettere ci sia qui in Polesine un’altro Antonio Brancalion, ma la vedo molto difficile perché non ci sono fondi. Speriamo che il mercato si sblocchi. E’ anche vero se deciderò di ritirarmi aprirò una palestra perché ho il tesserino da maestro”.</p>
<p>Pensi che possa aver influito il cambio di allenatore?</p>
<p>“Assolutamente no! Abbiamo affrontato il match nel giusto modo purtroppo è arrivato quel colpo che ha spento i miei sogni”.</p>
<p><strong>Dopo il riposo tornerai comunque in palestra?</strong></p>
<p>“Certamente rimarrò sempre nel mondo del pugilato. Vorrei approfittare per ringraziare Nicola Fontolan e Andrea Sivieri l’uno che mi ha seguito dal punto di vista tecnico e l’altro fisico. Un grazie anche agli sponsor Tar di Villamarzana di Claudio Gabrielli e il Bar Franchin”.</p>
<p><strong>Che cos’è che Cleverly ha sentito di più?</strong></p>
<p>“Il mio gancio sinistro”</p>
<p><strong>Secondo te c’è qualcosa che potevi migliorare o no? </strong></p>
<p>“Ho dato il massimo e credo che se dovessi ripetere l’incontro rifarei esattamente la stessa preparazione. Mi è stato fatale l’ultimo colpo preso nella quarta ripresa che mi ha fatto finire a terra. Poi ho recuperato, ma solo parzialmente e il giudice alla quinta ha fermato l’incontro”</p>
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		<title>Brancalion, un gancio fatale</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 14:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Voce 15 febbario 2010
Il rodigino perde per kot, alla quinta ripresa
Troppo forte per Antonio Brancalion Cleverly che vince per kot alla quinta ripresa. Sabato sera alla Wembley Arena di Londra si è tenuta la sfida per il titolo Europeo Ebu, titolo lasciato vacante da Jurgen Brahmer che nel frattempo ha vinto quello mondiale, tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Voce 15 febbario 2010</p>
<p>Il rodigino perde per kot, alla quinta ripresa</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-127" title="Brancalion4" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/02/Brancalion4-234x300.jpg" alt="Brancalion4" width="104" height="114" />Troppo forte per Antonio Brancalion Cleverly che vince per kot alla quinta ripresa. Sabato sera alla Wembley Arena di Londra si è tenuta la sfida per il titolo Europeo Ebu, titolo lasciato vacante da Jurgen Brahmer che nel frattempo ha vinto quello mondiale, tra il polesano Antonio Brancalion e gallese Nathan Cleverly. Brancalion è entrato sul ring determinato ed ha incassato tutto comprese le cannonate del gallese con grande coraggio e facendo comunque bella figura e giocandosi fino alla fine tutte le chance in suo possesso, purtroppo poche. <span id="more-126"></span>Il rodigino ha replicato a due mani ogni attacco del gallese arrivando a bersaglio diverse volte, toccando in particolare con il gancio sinistro. L’avversario però ha confermato di possedere un gran pugno e di essere in ottimo incassatore, infatti Brancalion non si è certo risparmiato nei colpi. L’epilogo si è avuto dopo un gancio destro da parte del neo campione europeo  che si è stampato sul mento di Brancalion e che ne ha spento la luce definitivamente. Il rodigino era già andato al tappeto alla fine del quarto round e salvato dal gong. Il destro che ha messo a terra  Brancalion è stato terribile tanto che polesano era in difficoltà nell’andare all’angolo. Nella quinta round ripresa il destro di prima intenzione di Cleverly viene sentito pesantemente dal polesano tanto da far decidere all&#8217;arbitro belga Legland di porre fine alla contesa.</p>
<p>Cleverly parte subito prendendo l’iniziativa mentre Brancalion boxa con molta attenzione e prudenza. Il gallese verso la fine tocca duro con un gancio facendo pendere l’ago della bilancia dalla sua parte. Nel secondo round l’italiano si da daffare, ma l’iniziativa è sempre dell’avversario che verso la fine mette Brancalion alle corde arrivando ancora a bersaglio con il gancio.</p>
<p>Nella terza ripresa, è il rodigino che dapprima ha la meglio sull’avversario scansando i suoi colpi e rispondendo  a dovere con i suoi diretti, ma la reazione di Cleverly che colpisce ancora efficacemente di destro, non si fa attendere. Il quarto round è simile al terzo con l’epilogo, come detto, di Brancalion che finisce al tappeto sotto i continui diretti dell’avversario, e poi al quinto, l’interruzione e il successo di Cleverly per ko tecnico.</p>
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		<title>Brancalion all&#8217;assalto dei Celti</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 10:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Voce 12 febbraio 2010
Sfida per il titolo dell&#8217;Ubu contro il gallese Nathan Cleverly
Antonio Brancalion sabato sera si giocherà la terza chance per la scalata al titolo europeo dei mediomassimi contro il gallese Nathan Cleverly che detiene la cintura britannica e del Commonwealth. La riunione pugilistica si terrà alla Wembley Arena di Londra che sorge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Voce 12 febbraio 2010</p>
<p>Sfida per il titolo dell&#8217;Ubu contro il gallese Nathan Cleverly</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-119" title="Antonio Brancalion" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/02/Antonio-Brancalion-150x150.jpg" alt="Antonio Brancalion" width="101" height="89" />Antonio Brancalion sabato sera si giocherà la terza chance per la scalata al titolo europeo dei mediomassimi contro il gallese Nathan Cleverly che detiene la cintura britannica e del Commonwealth. La riunione pugilistica si terrà alla Wembley Arena di Londra che sorge davanti al celebre stadio di calcio dove gioca la nazionale inglese ed ha capacità di ben 12.300 posti. <span id="more-118"></span>Il titolo Ebu dei medio massimi è vacante in quanto il detentore tedesco Jurgen Brahmer, che aveva steso il pugile rodigino in 12 secondi a giugno dell’anno scorso,  è  poi anche diventato campione del mondo. Questo match si doveva disputare  In Italia il 27 gennaio ed organizzarlo doveva essere la scuderia di Brancalion: l’Opi2000, ma nel momento in cui si è dovuto rinviare l’incontro perché il pugile rodigino ha avuto l’influenza, l’organizzazione è stata riassegnata e quindi trasferita a Londra in casa di Cleverly. Brancalion, 34 anni, ha al suo attivo 32 vittorie (8 prima del limite), 7 sconfitte (1 ko) e 2 pareggi, mentre il suo avversario ha 22 anni, (18 incontri tutti vinti, 8 prima del limite), dopo la sconfitta di giugno lasciato il maestro Gino Freo, anzi in un primo momento voleva anche lasciare definitivamente la boxe, ma la notizia di poter avere a sua disposizione questa nuova chance gli ha fatto ritornare la voglia di salire sul ring e giocarsi questa ultima possibilità. Ora è seguito dal maestro Nicola Fontolan, della  Pugilistica Fontolan di Cavarzere e da Andrea Sivieri in qualità di preparatore atletico.</p>
<p>“Sono in  forma perfetta – asserisce Brancalion – è ho voglia di salire sul ring. Sarà un incontro duro, ma ho studiato i colpi del mio avversario e sono pronto alla sfida. Lui è giovanissimo e  non ha molta esperienza fuori dal suo paese, mentre io ne ho accumulata molta e credo che questa possa essere la mia arma vincente”</p>
<p><strong>L’influenza con  febbre alta pensi ti abbia un po’ debilitato?</strong></p>
<p>“Assolutamente no, per fortuna i cinque mesi di allenamento non sono stati vanificati, ho reagito bene ed ho recuperato al cento per cento. Mi sono allenato con Vidoz, che mi ha dato consigli oltre che avermi fatto da sparring partner. In questo momenti stiamo allenando la velocità”.</p>
<p><strong>E’ la prima volta dopo diverso tempo, che scendi in campo senza avere al tuo fianco il maestro Gino Freo, al suo posto ora c’è Nicola Fontolan e mi pare che per lui sia la prima esperienza ad un europeo. Che mi dici?</strong></p>
<p>“Ho cambiato perché ci sono state delle diatribe con Freo, che tra l’altro ringrazio per il lavoro fatto con me in questi anni. Freo è un grande uomo di sport però arrivato a quel punto era il momento di dare una svolta. Anche Nicola è un grande maestro è molto motivato ed è entusiasta di seguirmi in  questo incontro che gli permetterà anche di fare esperienza. Ci siamo allenati cinque mesi, vediamo quello che succede. Ora tocca a me!”</p>
<p><strong>Come lo vedi Cleverly rispetto a Jurgen Brahmer e Stipe Drews (quest’ultimo ha battuto Bralcalion nel 2006 al suo primo tentativo con il campionato europeo ndr)?</strong></p>
<p>“Ho visionato le cassette dei suoi incontri non è un pugile eccelso, si può battere a condizione di dare il massimo. Il ko con<strong> </strong>Brahmer è stato un episodio, purtroppo è arrivato sto pugno e sono andato giù e lui ha vinto, però se si fosse andati alle 12 riprese non so come sarebbe finita. Va beh è assodato lui è più potente! Paragonando Brahmer e Drews a Cleverly direi che hanno un boxe similare, anche se il gallese non un attendista, cerca di avanzare e di attaccare e quindi anche lui potrebbe  avere dei problemi. Noi comunque siamo fiduciosi e carichi. Io tra l’altro sono abituato a combattere fuori e quindi essere a Londra e non in Italia per me non è un problema. Dobbiamo fare bella figura comunque termini l’incontro. Vorrei ringraziare i miei sponsor che anche in questa occasione mi hanno dato una mano: Tar di Villamarzana di Claudio Gabrielli e il Bar Franchin”.</p>
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		<title>Ilaria Tovo, la sua esperienza  al servizio della Cattozzo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 15:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iole Sturaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Area Sport gennaio 2010
Da quest’anno la bella giocatrice di volley Ilaria Tovo è tornata a giocare in Polesine sua terra d’origine essendo nata ad Adria trentasei anni fa e cresciuta a Polesella. Ed proprio con la squadra Cattozzo Spa Polesella, che milita nel campionato di serie B2 dopo che nella scorsa stagione ne ha conquistato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Area Sport gennaio 2010<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-105" title="Ilaria Tovo " src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/02/Ilaria-Tovo-1-150x150.jpg" alt="Ilaria Tovo " width="150" height="150" /></p>
<p>Da quest’anno la bella giocatrice di volley Ilaria Tovo è tornata a giocare in Polesine sua terra d’origine essendo nata ad Adria trentasei anni fa e cresciuta a Polesella. Ed proprio con la squadra Cattozzo Spa Polesella, che milita nel campionato di serie B2 dopo che nella scorsa stagione ne ha conquistato l’accesso, che la giocatrice con fisico da modella, sta dando il suo ottimo contributo forte della grande esperienza fatta con squadre di serie B e A2.<span id="more-104"></span></p>
<p><strong>Quest’anno sei tornata a giocare in terra natia, da quanto mancavi? </strong>«Diciamo che sono andata via che avevo 15-16 anni, sono andata a giocare a Ferrara, dapprima con una serie C, poi abbiamo fatto un paio di promozioni lì e ho continuato con la serie B per diversi anni. Quindi mi sono spostata a Modena, Forlì e in altre zone dell’Emilia Romagna, facendo anche esperienza con una squadra di A1, l’Edison Modena nel 2001/02. Questo è stato l’unico anno di A1, perché diciamo che il mio livello è più da B, l’A1 è stata più un’esperienza  che ho voluto provare, è stato bello però non è il mio livello».<!--more--></p>
<p><strong>Quest’anno giochi con il Polesella, come ti trovi con le nuove compagne di squadra? </strong>«Devo dire che il gruppo è molto unito e con le ragazze mi trovo veramente bene, c’è invece qualche problemino per quanto riguarda il cambiamento di categoria, perché su certe cose abbiamo riscontrato, io qualcun&#8217;altra, che non c’è la mentalità adeguata anche a livello societario da serie B. Ci sarebbe qual cosina da cambiare e credo che comunque siano disponibili a farlo, fin dall’inizio anno mi hanno detto che io dovevo portare la mia esperienza non soltanto in campo ma a 360°, fare un po’ la chioccia con le ragazze e dare una mano anche alla società perché loro sono un po’ inesperti per quanto riguarda la serie B, per cui  qualche piccolo cambiamento c’è stato e qualche altro si potrà fare». <strong>Mi pare infatti che in alcune partite abbiate proprio pagato lo scotto del salto di categoria</strong>. «Ma sicuramente, l’anno scorso mi pare abbiano perso una sola partita e quindi non erano abituate a perdere, quindi il fatto di trovarsi a giocare contro squadre che sono bene o male alla portata a volte, trovandosi sotto nel punteggio, si fa fatica a reagire e a superare delle situazioni difficili, così come non si è abituati a perdere e il morale ne risente. L’anno scorso le ragazze erano talmente superiori alle altre squadre che non si sono mai trovate nelle situazioni in cui bisogna dover reagire per una sconfitta o un calo di concentrazione. Per cui quando s’incomincia a perdere qualche incontro è normale che arrivi qualche insicurezza. La partita vinta contro Codognè, dopo alcune sconfitte, è stata buona a livello di risultato ma soprattutto sul piano psicologico perché ha dato qualche sicurezza in più». <strong>Forse manca un po’ di continuità</strong>.« Si, manca un po’ di continuità anche perché non siamo mentalmente allenate, per esempio, a fare dei 3-2, inizialmente predavamo senza lottare, per cui bisognava abituarsi a reagire alle partite un po’ più lunghe e un po’ più tirate, l’abbiamo fatto in parte con il Vispa e con la Micromeccanica, ma non ancora abbastanza per incassare un successo».</p>
<p><strong> Chiederti come mai hai scelto la pallavolo come sport da praticare implica una risposta scontata, immagino che non vi fosse un’ampia possibilità di scelta</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-115" title="Ilaria Tovo" src="http://www.jaspress.com/wp-content/uploads/2010/02/Ilaria-Tovo-299x300.jpg" alt="Ilaria Tovo" width="299" height="300" />«Lo sport era di casa nella mia famiglia, papà era ciclista e riteneva che per un bambino fosse importante fare sport per cui essendo io e mio fratello abbastanza altini e non essendoci altre alternative abbiamo iniziato con la pallavolo. Ci siamo appassionati a questo sport subito per cui l’abbiamo portato avanti. Io debbo ringraziare i miei genitori perché comunque avendo anche allenato due squadre di minivolley mi sono resa conto di quanto i genitori siano fondamentali nella crescita, anche a  livello sportivo, dei bambini che devono imparare tra l’altro che lo sport oltre che essere passione e divertimento è un po’ sacrificio. Bisogna essere costanti con gli allenamenti magari rinunciando ad uscire con gli amici». <strong>A quindici anni hai iniziato ad andare a giocare a Ferrara, andavi e tornavi?</strong> «Finché sono rimasta a Ferrara, per sette anni, facevo la pendolare, poi a 23 anni sono uscita definitivamente di casa perché sono andata a Forlì in B1 dove abbiamo ottenuto la promozione in A2, poi da lì ho iniziato a spostarmi in altre società e città».</p>
<p><strong>Che cosa ha significato per te uscire di casa</strong>. «E’ stata un’esperienza importante perché mi ha aiutata a crescere e credo di dover ringraziare tanto la pallavolo e lo sport in generale, perché ti aiuta anche nella vita. Essere in un gruppo insegna a rispettare gli altri, ad essere puntuale agli allenamenti, a conoscere i propri limiti, tutte cose che ti ritrovi poi nella vita di tutti giorni, nel lavoro e in altre cose. Per me l’impegno nella pallavolo è molto importante, per non andare ad un allenamento devo proprio avere la febbre altissima, so che questo è il mio lavoro in questo momento, ma credo anche che questa mentalità me la porterò sempre dietro nella mia vita in qualsiasi altra cosa farò». <strong>Di tutti questi anni di pallavolo qual è quello che ti è rimasto di più nel cuore?</strong> «Sono stati tanti gli anni belli, sicuramente non è stato quello in cui ho giocato in A1 perché io ho sempre giocato titolare e in quell’anno lì ho sofferto a stare in panchina, anche se è stata una bella esperienza. Forse il periodo di Piacenza è quello che ricordo con maggior piacere, sono rimasta due anni, anche lì per un promozione dalla B2 alla B1. Eravamo un bel gruppo molto affiatato sia in palestra sia fuori ma anche i ricordi di Modena sono molto belli». <strong>I rapporti con le tue “vecchie” compagne di squadra come sono rimasti? Vi sentite ancora con qualcuna</strong>? «Dopo tanti anni che si gira, si cambia città e squadra, l’unica cosa positiva è che si conoscono sempre persone nuove, il rovescio della medaglia sta nel fatto che si fa fatica a mantenere le amicizie. Con alcune per fortuna siamo rimaste amiche e ci sentiamo, con altre invece con cui pensavo di aver instaurato un’amicizia, al contrario, non riuscendo a vedersi piano piano ci siamo allontanante e non ci sentiamo più». <strong>Se non avessi giocato a pallavolo cosa avresti fatto? </strong>«A me lo sport piace molto e quindi credo che comunque avrei fatto qualcosa inerente allo sport, l’unico rammarico è che mi sarebbe piaciuto fare l’Isef, ora scienze motorie, ma non c’era il tempo per frequentarlo, è vero che non è mai troppo tardi, comunque penso d’inserirmi in qualche palestra e continuare a lavorare nel mondo dello sport». <strong>Oltre alla pallavolo che stai facendo? </strong>«Per il momento sto solo giocando a pallavolo però mi sto guardando attorno perché ho trentasei anni ed è il momento d’iniziare a guardare altrove. Mi auguro di trovare un’occupazione che riesca a darmi le stesse emozioni che mi ha dato la pallavolo anche se non sarà la stessa cosa. Comunque spero di trovare qualcosa che mi piaccia veramente». <strong>C’è qualcosa che vorresti aggiungere? </strong>«Vorrei dire che sono stata molto contenta di tornare al luogo della mia infanzia, in quello dove sono cresciuta anche pallavolisticamente, praticamente un ritorno alle origini. Forse la squadra si aspettava qualcosa di più da me, ma a trentasei anni non posso più fare quello che facevo a venti, io comunque spero di dare il mio contributo sempre. E’ che a volte tra qualche acciacco e una cosa e l’altra non sempre riesco ad esprimermi al meglio». <strong>Io credo che la tua esperienza possa essere impagabile per la squadra.</strong> «Per me è molto bello terminare la mia carriera qui da dove è iniziato tutto. Mi auguro comunque che a fine stagione possa arrivare la salvezza e magari anche qualcosa in più perché sono convita che ce la meritiamo. Le potenzialità ci sono per cui spero che le cose si smuovano un po’, i segnali già ci sono, io da parte mia darò il massimo per cercare di fare il più possibile con questa squadra».</p>
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